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Favola della domenica – Le sette porte

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C’era una volta un bambino che aveva chiesto al suo angelo custode di andare in Paradiso per incontrare la sua amata cagnolina Yuki venuta a mancare qualche giorno prima. L’angelo lo esaudì e, una magica notte, Fabio partì con lui verso il cielo infinito.

“Dobbiamo attraversare diverse porte prima di arrivare” disse l’angelo.

“Anche in Paradiso ci sono delle porte?”

“Certamente. Ognuna di loro si apre su mondi sempre più perfetti”.

“La mia Yuki dove si trova?”

“Il tuo cagnolino è oltre la settima porta”.

Oltrepassarono la prima. Si trovarono in una savana. Si fecero loro incontro leoni, tigri, pantere.

“Aiuto!” esclamò Fabio nascondendosi dietro il suo compagno.

Le fiere li circondarono docilmente. L’angelo le accarezzò: “Vedi, qui siamo in Paradiso. Gli animali non sono aggressivi ma, in vita, molti di loro hanno fatto del male, anche senza volerlo. Si trovano perciò al primo livello di beatitudine”.

Oltre la seconda e la terza porta, incontrarono coccodrilli e serpenti a sonagli.

“Anche loro hanno fatto del male?” domandò Fabio sempre attento a non avvicinarsi troppo.

“Sì, ma solo per difendersi. Andiamo oltre”.

Per oltrepassare le diverse porte, percorrevano un pezzo di cielo sempre più luminoso. Nei pressi della quarta porta, l’angelo disse: “Andiamo a salutare gli orsi”. Entrarono in una foresta. Da caverne e alberi cavi uscirono diversi orsi e Fabio, incoraggiato dall’angelo, riuscì ad avvicinarne uno.  L’animale aprì la bocca e il ragazzino si immobilizzò terrorizzato ma il suo compagno disse: “Vuole soltanto salutarti. E’ molto mansueto e ama i bambini”. Fabio si lasciò toccare dalle grandi zampe che lo accarezzarono con delicatezza.

“Che cosa hanno fatto di male in vita?”

“Questi grossi esemplari, in armonia con la loro natura, hanno soltanto rubato il miele ai contadini. In molti casi, danneggiando persone e cose, ma senza ferire nessuno. Per questo si trovano già al quarto livello”.

Oltre la quinta porta, Fabio rimase senza parole. Il cielo, ora chiaro, ora scuro, era solcato da un’infinità di uccelli che volavano in stormi compatti. Alcuni picchi montani ospitavano anche aquile di varie grandezze. Nella parte di cielo scuro, abitavano pipistrelli, gufi e civette.

“Vedi, questi volatili hanno solo spaventato molti bambini e qualche adulto. Non passerà molto tempo che passeranno al livello più alto”.

“Non abbiamo ancora visto gli animali domestici. Dove sono?”

“Eccoci arrivati”. L’angelo comandò alla sesta porta di aprire i suoi battenti: “Siamo nel regno dei felini domestici”.

Fabio non era in sé dalla gioia. Si fece circondare da gattini di ogni colore e razza che si strusciavano sulle sue gambe e sulle braccia facendo le fusa e non avrebbe mai voluto andar via. Dopo poco, il suo amico domandò: “Non vuoi rivedere la tua cagnolina?”

Fabio tornò sui suoi passi dopo aver salutato i nuovi amici e si affettò verso l’ultima porta.

Sentì immediatamente abbaiare e guaire di gioia. Riconobbe la voce della sua Yuki prima ancora di focalizzare lo sguardo sul nuovo paesaggio. Il cagnolino avanzò trotterellando verso di lui e, in breve, lo raggiunse saltandogli direttamente tra le braccia.

Fabio si accorse di ascoltare i suoi pensieri: ‘Che felicità rivederti. Mi manchi tanto. Dai, giochiamo… prendimi’. Con un balzo Yuki saltò a terra e cominciò a saltellare a destra e a manca come faceva sempre nel giardino di casa. Il suo amico lo rincorse, lo bloccò, poi lo lasciò ancora andare e il gioco continuò per un poco.

L’angelo assisteva all’allegria dei due e sorrideva soddisfatto, finché non richiamò il bambino: ‘Fabio, è ora di tornare. Non puoi rimanere in questo luogo per molto tempo’.

Con rammarico, il bambino si staccò da Yuki con un ultimo abbraccio: ‘Tornerò a trovarti’ promise.

‘Dici bene. Ora che conosci la strada, puoi venire quando vuoi, di notte nel sogno o insieme a me’ assicurò l’angelo.

Fabio si risvegliò nel suo letto. Era ancora buio ma aveva vissuto un’esperienza luminosa che presto avrebbe rinnovato con grande gioia, grazie alla magia e all’amore del suo angelo custode.

Maria Rosaria Fortini

 

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