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Favola della domenica – Lo scrigno

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Esistono grotte in cui, dal terreno o dal soffitto, spuntano formazioni di roccia calcarea. Hanno varie dimensioni e realizzano figure molteplici e suggestive. Prendono il nome di stalattiti e stalagmiti.  L’acqua vi scorre in continuazione, in goccioline o in laghetti posti in profondità, tra pareti a picco su ripide strettoie.

Lo scrigno magico era nascosto in una di queste grotte, in un antro stretto e profondo che solo uomini smilzi potevano raggiungere.

Carlo, pesando quaranta chili per un’altezza di un metro e settanta, volle provare a trovarlo. Si munì di casco, tuta impermeabile e una corda lunga abbastanza da coprire la distanza di cinquanta metri calcolata in precedenza.

Dopo il ritrovamento, avrebbe tirato la corda che aveva legato alla vita per poter risalire.

Chi aveva esplorato il luogo prima di lui aveva scorto, tra le fessure della grotta, una costruzione di roccia color avorio grande come uno scrigno.

Carlo si calò fino a terra, poi si assottigliò quanto più poté per passare nella strettissima fessura e fu, finalmente, dall’altra parte. La lampada illuminava le pareti di uno spazio circolare. C’era acqua. Gli lambiva gli scarponi fino alla caviglia. Al centro dell’ambiente troneggiava una stalagmite grande quanto una scatola di grandi dimensioni. Gli girò intorno. Era di color avorio. ‘Sembra l’opera di un grande artista’ pensò.

Avvertì un brusio sempre più forte. Un’onda d’acqua di discrete dimensioni si riversò nella grotta. Lo fece barcollare e, quando il flusso si placò, era immerso fino alle ginocchia. Com’era venuta, l’onda si ritirò. Fu in quel momento che la parte inferiore dello scrigno emise gocce colorate di ogni forma e colore. Carlo guardò, affascinato. Dimenticò i compagni, la corda alla quale era attaccato, l’acqua che gli lambiva le gambe e lo scorrere del tempo.

Un lato della stalagmite a forma di scrigno si aprì e una figura di vecchio ne uscì. Carlo fece un balzo indietro: “Chi siete?”

“Sono la rappresentazione delle infinite possibilità della tua mente. Chiudi gli occhi”. Il vecchio fece un gesto e Carlo perse la nozione del tempo. Si trovò oltre le pareti della grotta, salendo in alto fino ai compagni che aspettavano un suo segnale. S’incamminò per i sentieri vicini all’entrata rocciosa della montagna. Fu preso da un moto di paura e si ritrovò immediatamente di fronte al vegliardo.

“Ho avuto l’impressione di camminare fuori di qui. Com’è potuto succedere?” gli chiese.

“Merito della suggestione impressa dal mio gesto; ma poiché io non sono un prestigiatore, si tratta semplicemente della realizzazione di un tuo desiderio. Ti sei trovato fuori di qui per paura e curiosità. C’è un posto dove desidereresti andare?”

“Nella città dove vive mia sorella. E’ molto tempo che non la vedo”. Il vecchio ripeté il gesto e Carlo viaggiò velocemente fino a fermarsi all’interno di un’aula universitaria. Nessuno era in grado di vederlo.

“In che strano mondo parallelo mi trovo viaggiando con la mente… So di essere in una grotta di fronte a uno strano personaggio e, nello stesso tempo, sono assolutamente sicuro di vedere mia sorella, quest’aula e tutto ciò che si trova in un’altra città.”

Pensò di tornare da dove era venuto e, istantaneamente, rivide l’immagine del vecchio.

“E’ fantastico” esclamò non appena tornò nella grotta. “Posso farlo di nuovo?”

“Sì, ma senza di me. Pensando che al cuore tutto è possibile. Che il cervello è un grande universo e, come l’universo, ha tante dimensioni e possibilità.”

“La tecnologia ha fatto grandi progressi” osservò Carlo, anche se quello che gli stava accadendo nulla aveva a che fare con la tecnologia.

“L’uomo usa la tecnologia convinto che senza di essa non potrà raggiungere certi obiettivi. Quello che sarebbe opportuno, è di usarla col desiderio e la fiducia.”

“Come, per esempio, per spostarsi da un luogo ad un altro”.

“Sì, tu l’hai fatto poco fa e senza l’aiuto di trasporti meccanici. Ci vogliono molto esercizio e molta convinzione.”

“E’ affascinante. Cercherò di seguire le tue indicazioni. Sai” aggiunse il giovane “mi piacerebbe conoscere il mio futuro.”

“Vieni nello scrigno, ti faccio vedere”.

Carlo seguì il vegliardo tra le particelle luminose e si trovò in un mondo fantastico dove tutto accadeva contemporaneamente. Osservò la rotazione dei pianeti e delle stelle, il traffico delle città, la sua vita nell’infanzia, la sua vita futura. Come avrebbe desiderato, si vide famoso esploratore, ma anche mille altre cose e tutto si stava svolgendo senza limiti di spazio o di tempo. Uscì dallo scrigno confuso e turbato: “Vuoi spiegarmi perché questo sta succedendo proprio a me?”

“A te come a tanti altri. Che il cervello sia un grande universo con le stesse sue caratteristiche, è un dato di fatto. Atomi con atomi. Le leggi che governano la crescita dei sistemi piccoli sono le stesse che governano i grandi sistemi. Il Cosmo aspetta solo che l’umanità spicchi il volo verso le sue numerose dimensioni e capacità. Ora torna dai tuoi compagni, ti aspettano.”

Il vecchio scomparve e Carlo, automaticamente, azionò la corda per risalire. Non confidò nulla agli amici, ma quando tornò a casa riprese la sua vita con un altro spirito. Iniziò a studiare, ad interessarsi delle meravigliose leggi che governano l’esistenza, il cosmo e la coscienza. Si sentì alla fine solo un puntino nell’universo ma non dissimile dalle tante, meravigliose, luci delle stelle nel firmamento.

Maria Rosaria Fortini

 

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