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Favola della domenica – L’Orchestra musicale

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orchestra-musicaleC’era una volta un’orchestra composta da cinquanta strumenti che suonavano quasi in perfetta armonia. Tutti conoscevano a fondo le note e le scale musicali e facevano a gara a chi le emettesse con più abilità.

“Io lavoro molto gravemente” diceva il contrabbasso.

“A me piacciono i trilli argentini” rispondeva l’arpa.

“Io prediligo le arie solenni” affermava la tromba.

Tutti gli strumenti andavano d’accordo e se qualche violino sentiva male alle corde o un clarinetto prendeva una nota stonata per un raffreddore, tutti gli altri cercavano di aiutarlo coprendo la dissonanza.

Tra gli strumenti a corda si erano venuti a formare dei corteggiamenti. Il violoncello di seconda fila si era innamorato della viola alla sua destra mentre il primo violino faceva la corte alla viola d’amore. I componenti dell’orchestra guardavano con simpatia a queste infatuazioni poiché il sentimento d’amore rende gli strumenti, è notorio, più allegri e sensibili; tant’è vero che il Direttore annuiva soddisfatto ad ogni trillo o concordanza più aggraziata del solito.

Solo il gong disapprovava ogni sentimento che non fosse di pura concentrazione verso la musica. Egli non si era mai innamorato e non aveva mai, nella sua lunga vita, sbagliato una nota. Il tamburo gli faceva eco convinto mentre i piatti protestavano sonoramente ricordando come si fossero incapricciati in passato di una spinetta del 1790, così graziosa e civettuola da mandare in visibilio perfino il trombone.

Avvenne un giorno che nell’orchestra ci fosse una grande agitazione. Sarebbe arrivata dall’estero una chitarra classica per suonare da solista. Non era la prima volta che ciò accadeva. Spesso dalla Spagna giungeva uno di tali strumenti poiché le chitarre di quel paese emettono delle melodie veramente straordinarie.

In una diversa occasione tutti sarebbero stati ben felici di accompagnarla, ma avevano avuto più di una volta la brutta esperienza di essere stati sopraffatti dalla loro altezzosa superbia. Per questo motivo, cominciarono a sbuffare e a stridere rumorosamente.

Gli orchestrali erano disperati. Non capivano il motivo di tanta ribellione da parte dei loro beniamini.

Quella sera il Direttore finì la prima prova con la nuova arrivata battendo la bacchetta sullo spartito e scompigliando i capelli già molto arruffati. “Basta! Basta!” urlava esasperato. “Non possiamo fare una figura così meschina di fronte ad un’ospite di tanto riguardo!”

A queste parole gli strumenti a fiato soffiarono più forte, quelli a corda emisero suoni striduli e i controfagotti protestarono insieme ai contrabbassi. C’era un disordine indescrivibile!

Ad un tratto, la chitarra spagnola emise delle note di una melodia stupenda; una, due volte finché non ebbe attirato l’attenzione di tutta l’orchestra.

“Cari colleghi” disse graziosamente “mi dispiace aver causato tanto scompiglio. A che cosa è dovuto ?” La risposta fu un grande rumoreggiare di tamburi, piatti e corni.

“Un momento, un momento! Mi pare di capire che non avete simpatia per le pregiate chitarre spagnole.”

“Proprio così!” risposero tutti in coro.

“Sì, capisco, alcune di noi si sono comportate male. Sono state talmente piene di sé da diventare antipatiche”.

Gli strumenti assentirono convinti. Qualcuno voleva raccontare un episodio del passato ma la loquacità dell’ospite glielo impedì.

“Vedete, c’è una cosa da considerare. La maggior parte delle chitarre che vanno all’estero provengono dalla regione della Catalogna. Io invece sono una chitarra.. andalusa.”

“Allora, che differenza fa ?” chiese l’arpa.

“C’è che in Andalusia siamo molto educate e il suono delle nostre corde è più delicato e sonoro.”

“Sì, ad essere sincero, tu mi sembri diversa dalle altre” disse il trombone che stava riacquistando la sua gravità.

“E’ vero, lo credo anch’io” intervenne la viola d’amore con amabilità.

“Sapete che vi dico? Riproviamo a suonare. Vediamo se questa volta funziona.”

“D’accordo” accondiscesero tutti. “Accompagniamo la chitarra andalusa.”

Con molta diligenza, l’orchestra iniziò il concerto su un’aria di Astor Piazzolla e continuò poi con entusiasmo quando si accorse che la chitarra era veramente armoniosa e cercava con impegno di assecondare la compagnia senza troppi voli pindarici o assoli interminabili.

Alla fine dell’esecuzione, tutti furono contenti e soddisfatti e si complimentarono con la straniera andalusa per la sua bravura e la sua educazione, invitandola con galanteria a tornare presto a suonare con loro.

Maria Rosaria Fortini

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