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Favola della domenica – Luigino e lo scheletro

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“Salve!” esclamò un giorno uno scheletro al tecnico che era entrato come sempre nel laboratorio scolastico di scienze per fare i suoi preparativi.

“Chi è là?” gridò allarmato Luigino.

“Sono io, mi conosci bene, sono lo scheletro.”

“Santi numi, ho perso la ragione!”

“Sei sano come un pesce, non ti preoccupare, sono io che mi sono deciso a parlare.”

scheletro“Perché? Non hai mica un’anima.”

“Forse sono tornato ad averla. Ero stanco di stare in silenzio.”

“Perbacco! E’ sorprendente.”

“Fammi un piacere, non diffondere tra gli studenti questa novità, non mi lascerebbero in pace.”
“Credi che vada a dire in giro che parlo con uno scheletro?”

”Non credo, ma non si sa mai.”

“Così.. sei un uomo finto?”

“No anzi, sono stato un uomo in carne ed ossa come te e per tanto tempo.”

“Che cosa facevi?”

“Vivevo per la strada. Non avendo parenti, quando sono passato a miglior vita hanno pensato di usare il mio scheletro a fini di studio.”

“Non è da tutti.”

“Infatti, sono ben contento di servire all’istruzione degli alunni della scuola, solo che a volte mettono in pericolo la mia incolumità con i loro scherzi.”

“Io sto molto attento che questo non avvenga, lo sai.”

“Adesso è diverso, posso parlare con loro.”

“Per carità! Non farmi questo.”

“Tu non c’entri, è affar mio.”

“Ti lascio, vado a svolgere il mio lavoro. Spero di accorgermi, quando tornerò, che è stato tutto un brutto sogno.”

“Te lo auguro, ciao.”

Più tardi Luigino, di ritorno nel laboratorio, prese soprappensiero un panno e si mise a spolverare lo scheletro. Di lì a poco era prevista l’esposizione, alla classe I°C, del funzionamento del corpo umano.

“Ahi!” protestò il mucchio di ossa ad una spolverata più energica delle altre.

“Speravo che avessi deciso di tacere per sempre” disse il tecnico.

“Non è possibile, ho un’anima. E poi devo dare una mano ad istruire gli allievi di scienze.”

“Vuoi fare il professore, adesso?”

“Sì, ma a modo mio.”

Si affacciò sulla porta la professoressa Gambini: “Con chi sta parlando, Luigino?”

“Con nessuno, signora, stavo canterellando mentre spolveravo..”

“Posso far entrare la classe?”

“Sì, certo, si accomodi, è tutto pronto.”

Un’orda di ragazzini undicenni entrarono nell’ampia aula e si disposero a semicerchio sui banchi a schiera. Qualcuno, passando accanto allo scheletro, lo sfiorava oppure gli toccava mani e braccia per farlo dondolare.

“Professoressa, lo scheletro si è mosso” diceva qualcuno con l’intento di spaventare i compagni paurosi. “Aiuto, aiuto…”

“Andate a posto, ragazzi, non fate gli spiritosi.”

Dopo qualche spiegazione orale fatta dall’insegnante, Luigino fu pregato di portare al centro dell’emiciclo lo scheletro.

Qualcuno ridacchiava e altri lo imitavano muovendosi come marionette.

“Basta, ragazzi!.. Uno di voi venga a mostrare agli altri quello che ha imparato sul corpo umano.”

Uno degli studenti raggiunse l’insegnante e prese dalle sue mani la bacchetta.

“..Dunque” cominciò il ragazzo indicando il capo, “nella testa c’è il cervello che è costituito da..”

“…un sacco di pensieri…”si sentì dire da qualche parte con voce grave.

‘Ecco, ci siamo’ pensò Luigino ‘lo scheletro ha aperto bocca.. si fa per dire.’

“Chi ha parlato?” chiese la professoressa Gambini guardando con sospetto l’assistente.

“Mi scusi, signora, sono stato io, sono un po’ ventriloquo” mormorò l’interessato con un sorriso incerto.

“Questo poi è il torace” continuò il ragazzo indicando i vari punti , “al suo interno ci sono…”

“…i sentimenti..” si sentì articolare di nuovo da qualche parte.

“Ma insomma, Luigino” protestò l’insegnante “fa il filosofo adesso? Vuole costringerci a riflettere sull’anima?”

“Vede signora, ho saputo che questo scheletro è stato, a suo tempo, un uomo che viveva per la strada, allora mi sono detto: ‘Perché non considerare anche la sua anima?’
“Bravo! Mi ha dato un’idea ..Certo, è difficile pensare che questa ossatura una volta sia stata una persona con una sua vita.”

“Eh già” disse lo scheletro muovendo le braccia.

“Chi l’ha toccato?” chiese allarmata l’insegnante.

“Eh, signora mia, lo scheletro si muove e parla pure.”

“Non stia a sragionare, Luigino e non si permetta più di fare simili scherzi.. Andiamo via, ragazzi, oggi il nostro tecnico è fuori di sé.”

Tutta la classe lasciò a precipizio l’aula di scienze.

“Hai visto?” protestò Luigino. “Per colpa tua ho fatto una pessima figura.”

“Non ci pensare. Quei ragazzi si sono presi un bello spavento, non è vero?”

In classe la professoressa Gambini diede seguito alla sua idea. Assegnò un tema dal titolo: ‘Pensieri e sentimenti di un uomo di strada.’

Qualcuno immaginò che l’uomo fosse finito a vivere da vagabondo per una delusione amorosa; un altro per il dispiacere di essere stato abbandonato in vecchiaia dai figli, un terzo perché, dopo essere stato licenziato, non aveva avuto più denaro sufficiente per pagare l’affitto.

Quando i ragazzi tornarono nell’aula di laboratorio per un’altra lezione, erano composti e silenziosi di fronte allo scheletro di un uomo che, in vita, poteva aver sofferto molto.

Rimasto solo con Luigino, a quest’ultimo egli confidò: “Sai, sono stato un malvivente, ma ho pagato per intero il mio debito. Dopo essere uscito di prigione, non ho trovato né un lavoro né una casa e per questo sono finito a vivere per la strada. Ma ora ho raggiunto lo scopo che mi ero prefissato, vale a dire di insegnare agli studenti il rispetto per le persone e per i loro sentimenti. La mia missione quindi è compiuta e la mia anima può tornare in pace da dove è venuta”.

Maria Rosaria Fortini

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