Favola della domenica – Il paese dei divertimenti

C’era una volta un piccolo aeroplano che volava in cielo, tra le nuvole. Era partito da appena mezz’ora dall’aeroporto di Budapest diretto verso l’Italia e si sentiva orgoglioso di essere stato noleggiato da una comitiva di rumorosi turisti. Con i motori ad elica che roteavano a tutto gas, avanzava sopra laghi e distese di terre sconfinate.

Nei numerosi viaggi compiuti fino a quel momento, nulla era accaduto di straordinario e i voli si erano susseguiti con tranquillità. I viaggiatori attualmente seduti al suo interno erano un po’ tesi, ma allegri e loquaci.

Come spesso accade, il pilota s’inoltrò in una nuvola un po’ turbolenta. Dopo qualche momento, l’aereo tornò di nuovo nel cielo limpido e azzurro. Ma che cosa stava accadendo? L’azzurro era così denso e profondo da sembrare dipinto.

Si verificò, in quel blu, uno squarcio così potente da attirare come un moscerino l’aeromobile con tutti i suoi occupanti. Veniva diretto da una volontà estranea verso una pista di atterraggio dove si posò dolcemente.

“Signore e signori” si sentì dire da un altoparlante “siete arrivati nel Paese dei Divertimenti”.

Quando tutti i passeggeri scesero dall’aereo, apparve ai loro occhi uno spettacolo di luci e colori dove si muovevano e danzavano marionette e clown. Immediatamente, i turisti si affrettarono verso quel luogo di meraviglie. I pagliacci improvvisavano scherzi e giochi e le marionette andavano incontro ai visitatori gesticolando vistosamente.

Uomini, donne, ragazzi, iniziarono a sparpagliarsi tra gli edifici e i padiglioni che si vedevano tra le luci.

Su di uno era scritto: “Istituto di filosofia”, su un altro: “Conservatorio di musica”, su un terzo: “Scuola di canto”.

“Ne ho abbastanza” reclamò uno studente “anche in questo luogo di svago ci sono lezioni e insegnamenti!”

“Aspetta un momento” lo ammonì il padre “vai a vedere di che si tratta prima di protestare”.

“D’accordo.” Appena fu entrato nel portone sonoro del primo edificio, il ragazzo vide frasi filosofiche corrergli incontro, andare e venire, intrecciarsi tra loro, formare bolle trasparenti con il nome dei loro ideatori: Talete, Platone, Kant e tanti altri. Si confuse con esse e in breve tempo si accorse di aver chiari nella mente molti concetti di pensiero filosofico.

Uscì strabiliato e vide, poco più in là, una ragazza che entrava nel Conservatorio di musica.

La seguì e raggiunse insieme a lei l’ascensore a forma di violino. “Sono al terzo anno dello studio di pianoforte” spiegò la giovane “e mi annoio. Voglio vedere come riescono a studiarlo da queste parti”.

Arrivarono direttamente in una sala colma di spartiti musicali. Al loro ingresso, questi si sistemarono su tanti leggii e diversi strumenti musicali, fino ad allora inerti, si mossero ponendosi di fronte ai rispettivi spartiti. Una sequenza di frasi musicali e poi una vera sinfonia si sprigionò dall’orchestra. I due ragazzi vennero catapultati in mezzo agli strumenti e si sentirono vibrare come fossero note musicali. Dimenticarono pensieri e parole per far parte di un’unica emozione.

“Adesso capisco che cosa intende la mia insegnante quando mi raccomanda di suonare con tutta me stessa. Così è davvero divertente!” esclamò la ragazza.

Uscirono tenendosi per mano.

“Vogliamo andare alla Scuola di canto, ora?” chiese il ragazzo alla sua amica. “Ho sentito melodie provenire dal padiglione qui accanto”.

“Non vedo l’ora”.

Appena entrati, furono sommersi da fiumi di voci: soprani, contralti, tenori e baritoni articolavano l’ugola come non avessero fatto altro in tutta la loro vita. Insieme a quei gorgheggi uscivano anche, stupore!, tutte le preoccupazioni, le emozioni e i desideri nascosti in ciascuno di loro. Grazie a quell’esercizio liberatorio, veniva abbandonato ogni pensiero spiacevole. I volti si distendevano e gli occhi esprimevano gioia e soddisfazione.

“Cantiamo anche noi” esclamarono i due ragazzi felici di unirsi agli altri poiché, da quando erano entrati, riuscivano a stento a trattenere le note che si accavallavano in gola.

Al massimo della sintonia sonora gli uni con gli altri, si sentì il rumore dei motori dell’aereo, trattenuto fino ad allora dalle marionette e dai clown. I turisti capirono che era ora di tornare a casa.

Si avviarono allegramente verso l’aeromobile, presero i loro posti e si addormentarono. Al risveglio erano convinti di aver fatto solo un bellissimo sogno.

I due giovani amici erano seduti vicini. Si guardarono intensamente, certi di aver vissuto la stessa meravigliosa esperienza.

Con un sorriso il giovane chiese: “E’ stato bello, vero?”

“Magnifico”.

“Tu che ne pensi?”

“Penso che siamo stati trasportati, per avventura, in un luogo magico e fantastico; non è da tutti vivere un’esperienza del genere, siamo stati fortunati.”

“Sono d’accordo con te…Tra poco arriveremo. Non vorrei dimenticare questa esperienza; vogliamo vederci ancora?”

“Sì, mi piacerebbe” rispose la ragazza.

“Allora prendo nota del tuo numero di cellulare. A proposito, io mi chiamo Santos e tu?”

“Io sono Felicita” rispose la ragazza, prendendogli la mano.

Maria Rosaria Fortini