Favola della domenica – I sassolini

C’erano una volta tre sassolini che vivevano in una foresta. Dimoravano in un sentiero erboso ed erano inseparabili. Di giorno, riposavano sull’erba ed ascoltavano le chiacchiere dei turisti che transitavano da quelle parti, di notte e col chiarore della luna, si muovevano rotolando tra le zolle di terra divertendosi un mondo. Quando c’erano nuvole, dormicchiavano.

Amavano la pioggia poiché faceva risaltare le loro caratteristiche. Il primo era piatto e levigato; il secondo bianco con striature scure; il terzo rifletteva bagliori rosati. Erano comunque sassolini di natura particolare perché erano stati oggetto, tanto tempo prima, di una magia.

Un giorno assistettero ad uno spettacolo insolito: tre ragazze allegre e ciarliere avanzavano con lentezza sul sentiero in mezzo agli alberi.

Una di loro notò un fungo di grandi dimensioni dai colori sgargianti. La più vivace avrebbe voluto coglierlo. Le altre la dissuasero: “Perché vuoi coglierlo? Non sapresti come portarlo via”.

I sassi emisero un sospiro di sollievo poiché sapevano che quei vegetali, bellissimi a vedersi, sarebbero stati mortali se li avessero soltanto toccati.

Le tre amiche si sedettero sull’erba, continuando ad ammirare il fungo. Erano belle e briose. I sassolini si innamorarono della loro grazia.

“Pensi che ci noteranno?” disse il primo.

“Non saprei. Facciamo qualcosa perché si accorgano di noi”.

“Siamo solo dei sassi e loro delle persone umane…”

“Non possono certo sapere che anche noi, una volta, eravamo dei ragazzi…”

“Attenzione, una sta prendendo in mano l’ammannite rossa!” esclamò il ciottolo striato di scuro.

“Che possiamo fare noi da quaggiù?”

“Hai dimenticato che la foresta fa parte del ‘Gran Consesso dei Maghi’? Facciamo il richiamo convenuto, verranno in nostro aiuto”.

Dopo aver emesso suoni a bassissima frequenza, inudibili da orecchio umano, i tre compagni cercarono di attirare l’attenzione delle ragazze, ancora in fervida contemplazione del grande fungo. Radunando le loro forze, iniziarono a saltellare facendo sobbalzare le tre amiche.

“Chi ha mosso i sassi?” chiese Giovanna.

“Sarà stata Federica” disse Barbara.

“Assolutamente no, non mi sono mossa affatto, io”.

Sbalordite, si chinarono per poter osservare il curioso fenomeno più da vicino.

In quel mentre si sentì un boato. Una specie di nuvola tempestosa si stava avvicinando da oriente a gran velocità.

“Si tratta sicuramente di un movimento sismico” osservò Giovanna.

“Spero che tu abbia ragione e che abbiamo il tempo di svignarcela da qui” disse Federica.

Non ebbero invece il tempo di mettere in atto il loro proposito, poiché la nuvola si abbassò al livello del sentiero girando su se stessa vorticosamente. Un attimo dopo il mulinello si dissolse rivelando una figura di alta statura. Si rivolse ai sassi del sentiero: “Per quale urgente motivo mi avete chiamato?” Le amiche, cercando riparo dietro ad un grande albero, scuotevano la testa, interdette.

I sassolini emisero dei suoni acuti e il mago capì, dal loro linguaggio, che cosa era avvenuto.

“Ci sono qui tre piccoli oggetti di pietra” spiegò allora il mago alle ragazze esterrefatte, “che hanno voluto impedirvi di toccare l’ammannite bianca e rossa, poiché è velenosa. Vi starete chiedendo perché delle creature apparentemente insensibili hanno fatto questo per voi”.

Giovanna, Federica e Barbara annuirono senza avere la forza di pronunciare parola.

“Ebbene, questi sassi una volta erano ragazzi che, per puro divertimento, hanno più volte danneggiato gli alberi di questa foresta. I maghi del luogo li hanno puniti. Sono trascorsi due anni ormai e, durante questo periodo, si sono resi conto di quanto sia prezioso tutto ciò che nasce in natura. Ora, certamente, per premiare la loro generosità verso di voi, il ‘Consesso dei Maghi’ di cui faccio parte, deciderà di restituire loro la forma originaria. Tornate qui domani, troverete ad aspettarvi dei giovani in carne ed ossa.” La figura scomparve e le amiche si affrettarono ad allontanarsi in gran fretta e senza voltarsi indietro.

Non parlarono nemmeno tra loro di quello che avevano visto e udito. Trascorsero così alcuni giorni. Una domenica, giorno di abituale passeggiata sul sentiero, Barbara osservò: “Che ne dite se torniamo nel punto in cui abbiamo visto il fungo bianco e rosso e i sassolini che danzavano?”

“Sei pazza?” protestò Federica.

“Perché? In fondo, ci era stato detto di tornare nella foresta per incontrare tre ragazzi..”

“Sei la solita imprudente; muori dalla voglia di conoscere dei giovani e non ti rendi conto che quello che vuoi fare è semplicemente pazzesco …”

“Ma no, sono soltanto curiosa..”

“Accontentiamola” intervenne Giovanna “che pericoli ci possono essere? E’ giorno e c’è altra gente”.

Si recarono così sul luogo conosciuto e incontrarono veramente tre ragazzi. Biondo l’uno, con i capelli castani l’altro, robusto e simpatico il terzo. Indecise dapprima sul da farsi, capirono dopo poco che i tre compagni mostravano il desiderio di conoscerle. Le amiche accettarono e li accompagnarono in una breve passeggiata. Uno di loro, di nome Gino, esclamò: “Vi abbiamo aspettato qui per diversi giorni”.

“Volevamo incontrarvi di persona” continuò il secondo, di nome Fabio. Le ragazze si presero per mano per infondersi coraggio l’una con l’altra. Non volevano sentirsi dire che, solo qualche giorno prima, i tre amici erano stati dei sassolini.

“Perché?” chiese Barbara.

“Un saggio ci ha spinto a conoscervi poiché pensava che, tra noi, sarebbe potuta nascere una bella amicizia” disse Dino.

“Senza contare che, insieme, potremmo imparare ad amare la natura” continuò Gino.

Fabio precisò: “Anche se noi, tempo fa, siamo stati oggetto di un incantesimo, ora siamo del tutto normali e vorremmo frequentarvi poiché, il primo giorno, accanto al fungo, ci siamo innamorati di voi”.

A quelle parole le tre amiche si commossero e accettarono il fatto straordinario che la foresta e le vicende degli uomini possano essere incantate e pervase di mistero. Decisero perciò di diventare amiche dei tre ragazzi e di scoprire con loro la magia della natura e della vita.

Maria Rosaria Fortini