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Favola della domenica – I tre maghi

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C’erano una volta tre maghi di nome Marius, Nelus e Cesara. Un certo giorno si trovarono ad eseguire un compito molto delicato: allevare una bambina sconosciuta.

Si trattava di una neonata trovata per caso in un bosco di querce. La chiamarono Melinda. Era una bimba molto precoce. Quando si trovò di fronte i tre personaggi, li salutò con la manina sgambettando felice.

Pensavano che fosse figlia di una ninfa dei boschi che si fosse innamorata di un umano e che, per questo, l’avesse abbandonata a se stessa.

Marius e Nelus ritennero che la loro compagna Cesara fosse la più adatta a svolgere un tale compito, almeno fino a che la bimba non avesse superato l’infanzia.

Cesara costruì dal nulla una casetta tra gli alberi, la arredò con il necessario per accudire una neonata e infine chiamò a gran voce gli spiriti del bosco perché si occupassero del suo nutrimento, del vestiario, dei giochini e delle ninne.

Sicura di aver fatto il suo dovere, si apprestò ad andarsene per continuare la sua vita di maga dei boschi.

“Eh, no!” protestò Nelus. “Così è troppo facile. Se il destino ci ha fatto incontrare questa bimba, vuol dire che dovremo seguire la sua crescita finché non sarà in grado di cavarsela da sola”.

Marius aggiunse: “Te ne occuperai finché sarà fanciulla, io la seguirò fino all’adolescenza e Nelus fino alla maggiore età”.

Cesara, con la collaborazione delle creature del bosco, allevò la piccola che crebbe allegra e spensierata.

Melinda si divertiva molto quando i suoi tre protettori, discutendo del suo futuro, facevano vibrare le bacchette magiche ognuno pensando di avere ragione.

Dopo pochi anni aveva imparato a cantare, a ballare, a parlare con gli alberi e a spostare gli oggetti con la forza della mente.

Quando compì sei anni, Marius la prese sotto la sua tutela. Un giorno, la portò a visitare la vicina cittadina.

Melinda rimase stupefatta. Non immaginava ci potesse essere una tale confusione di uomini e di cose, un continuo andirivieni di persone che le assomigliavano, indaffarate in mille mestieri e in mille occupazioni. Trascorse diversi giorni a riflettere su ciò che aveva visto e sentito.

Cesara non interveniva ma temeva che, se un domani la loro protetta si fosse trasferita tra i suoi simili, si sarebbe sentita sola e disorientata.

Ma già a quattordici anni, quando la tutela passò a Nelus, Melinda era una ragazza posata e saggia. Conosceva a sufficienza gli esseri umani, i maghi e gli spiritelli che abitavano i boschi.

Fu Nelus a introdurla tra gli uomini. Melinda gli chiese di accompagnarla al villaggio e di permetterle di entrare in una casa non vista. “Voglio capire come vivono e che cosa dicono”.

Un giorno si trovò ad ascoltare il racconto di una donna di circa trentacinque anni che rimpiangeva il fatto di aver perduto, anni prima, la figlia di pochi giorni.

Mentre si trovava al pozzo a prendere acqua con la bambina sistemata in una cesta, raccontò,  un’aquila di grandi dimensioni si era avventata su di lei e l’aveva rapita. Qualcosa nel suo intimo disse a Melinda che si trattava della sua storia e che era venuto il momento di fare ritorno tra la sua gente.

“Cesara, Cesara” esclamò appena raggiunta la casa tra gli alberi “so da dove sono venuta! E’ stato un rapace a rapirmi e poi ad abbandonarmi nel bosco”.

Marius rivelò: “L’avevamo già scoperto. Per questo ti abbiamo incoraggiato a frequentare i tuoi simili e ad entrare in contatto con loro”.

“Non vi lascerò mai e vi vorrò sempre un mondo di bene!” esclamò. “Ora, però, devo andare dalla mia mamma”. Con entusiasmo, la ragazza si preparò a rientrare nella sua famiglia. Era felice di aver assimilato dei poteri che le avrebbero permesso di aiutare le persone intorno a lei”.

Maria Rosaria Fortini

 

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