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Favola della domenica – Il Vincitore

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Nella sala da ballo dell’Hotel Hilton di una grande città del mondo, si muoveva un uomo prestante e disinvolto. Era un agente segreto.

Nessuno avrebbe mai sospettato che la vera passione di Ottavio Manconi fosse quella di adottare dei bambini.

Tutti temevano il suo sguardo freddo e determinato e pochi sapevano quanto fosse disponibile nella sua vera missione di protettore di ragazzi grandi e piccoli.

Durante i suoi frequenti incarichi professionali, l’agente capitava nei luoghi dove vivevano i suoi adottati.

In una serata d’autunno, in Amazzonia, qualcuno gli riferì che una spia era venuta a conoscenza del suo segreto e teneva in ostaggio dieci bambini nella Missione religiosa dove questi alloggiavano.

Ottavio si recò subito nel luogo conosciuto ma si accorse che tutti gli occupanti della Missione erano stati già trasferiti altrove. Interrogò gli abitanti dei villaggi vicini ma non riuscì a scoprire nulla. Gli si avvicinò uno stregone. “So dove sono i tuoi bambini.” Lo condusse vicino alla sua capanna, accese un fuoco, vi gettò dei sassi e, pronunciando parole magiche, invitò l’uomo a guardare tra le fiamme.

Ottavio vide i suoi protetti costretti a marciare nella giungla da due uomini armati. Riconobbe i luoghi dove una volta aveva rischiato di morire e, lasciato lo stregone, si preparò all’inseguimento.

Quando li raggiunse non avevano fatto molta strada ed erano già provati dalla difficile marcia, per cui Ottavio non ebbe difficoltà a tramortire gli uomini e a riportare indietro il missionario e i suoi ragazzi.

Tornò dallo stregone. Gli domandò: “Come posso difendere i miei bambini nei vari  paesi dove vivono, dalle insidie che li minacciano in ogni momento?”

“E’ facile. Interroga le pietre di ogni luogo dove essi si trovano. Ti aiuteranno.”

“In che modo?”

“Devi accendere un fuoco, gettarvele dentro e pronunciare le parole magiche che ti dirò. Vedrai, tra le fiamme, le azioni dei tuoi nemici.”

L’uomo imparò a memoria ciò che lo stregone gli confidava e si recò in Brasile, altro luogo dove il suo nemico del momento, secondo le indicazioni dell’indovino, avrebbe cercato di nuocergli.

Accanto alla costruzione dei suoi orfani raccolse dei piccoli sassi, li gettò nel fuoco acceso del caminetto del suo alloggio e pronunciò le parole magiche.

Dalle fiamme guizzanti emerse una scena preoccupante: un uomo in completo nero, dentro una casa-fortezza, era attorniato da decine di figuri simili a lui. Stava dicendo: “Il primo tentativo di nuocere a Ottavio Manconi è fallito. Ora attaccheremo gli altri luoghi dove sono nascosti i suoi adottati.” Si avvicinò a una parete indicando quattro luoghi segreti.

Ottavio fremette. Come poteva un uomo seppur potente essere in possesso di informazioni così estremamente riservate? Continuò a guardare: “Ora ci troviamo in Brasile e da qui agiremo. Spencer! Tu ti recherai nell’orfanotrofio di questa città e sistemerai una bomba nella cantina dell’edificio. Roman! Tu partirai per l’Europa dove esiste un’altra casa-famiglia  e studierai la situazione, poi passerai all’attacco.  Nico e Fidel! Voi avete fallito in Amazzonia, ma voglio darvi un’altra possibilità. Raggiungerete il luogo più lontano e nascosto dell’America Centrale e distruggerete il terzo rifugio segreto. In Amazzonia mi recherò io stesso! Voglio un lavoro rapido ed efficace. Studiate un piano, mettetelo in atto ed agite! Vi aspetto qui tra una settimana con buone notizie. In caso di fallimento, non vi servirà fuggire in capo al mondo, vi troverò ovunque andiate!

La visione tra le fiamme scomparve e Ottavio passò immediatamente all’azione.

Si chiedeva chi potesse essere il suo acerrimo nemico. Scartabellò l’archivio nella sede brasiliana dei servizi segreti ma non trovò nulla. Chiese notizie alle varie sedi estere ma nessuno, dalla sua descrizione, riconobbe un qualche pericoloso criminale internazionale.

Si era già messo in contatto con i suoi orfanotrofi e aveva dato disposizioni perché gli occupanti raggiungessero altre residenze segretissime prima che i temibili sicari vi arrivassero, poi raccolse dei sassi nei dintorni della città sperando di trovare la casa- fortezza, ma tra le lingue di fuoco del caminetto non apparve nulla di significativo.

Il giorno dopo si trovò a passare vicino a un convento posto al centro dell’abitato. Il suo acuto sesto senso gli disse che aveva trovato ciò che cercava. Interrogò le pietre, gli diedero ragione. ‘Ingegnoso!’ pensò; ’è il progetto di una mente geniale e malvagia! I loschi affari sono ben nascosti sotto le spoglie di enti religiosi e abiti ecclesiastici! Ecco perché nella visione erano tutti vestiti di nero!’ Esplorò l’enorme edificio protetto da infinite piante tropicali. Guardò sul cancello. C’era scritto, tra gli altri: “Istituto per l’infanzia.”

Dopo accurate ricerche, venne a sapere che il capo di quell’organizzazione criminale era un falso monsignore ed era stato un pericoloso terrorista cubano. Catturato e fuggito di prigione, si era sottoposto a plastica facciale, scomparendo fino ad allora dagli archivi dei servizi segreti. Ora Ottavio Manconi si riprometteva di smascherare e distruggere il suo fortino, base di nefandezze e di criminalità.

Si travestì da prete e chiese asilo, insieme a due “confratelli”, al convento incriminato. Sospettosi al massimo, i sorveglianti dell’edificio fecero entrare i tre pellegrini nell’ingresso e, dopo aver preso ordini, li invitarono a un colloquio con il padre superiore.

Era sera e una squadra di elicotteri si era già mossa dal vicino eliporto per scaricare nei meandri della costruzione decine di agenti perfettamente addestrati.

Quando il temibile boss ricevette i tre religiosi, conosceva l’identità di chi aveva di fronte e, sicuro che il topo sarebbe rimasto intrappolato nella rete, si divertì con Ottavio confessandogli il profondo odio che aveva sempre nutrito per tutto ciò che egli rappresentava: la forza fisica, il rispetto per la legge e l’altruismo. Egli era stato un orfano deriso e allontanato da tutti e, nella persona di Ottavio Manconi, voleva vendicarsi del mondo intero.

In quel mentre si sentì il frastuono di una gran quantità di elicotteri che lanciavano a terra paracadutisti a ripetizione; anche se furono accolti da incessanti raffiche di mitra, riuscirono ad entrare nell’edificio e a catturare i ribelli. Ottavio ne approfittò per liberarsi del pericoloso fuorilegge e insieme ai compagni raggiunse il cuore dell’edificio appiccandovi un incendio. Quando il covo dei falsi religiosi venne finalmente distrutto, Ottavio si sentì felice.

Giorni dopo, al momento dei giusti riconoscimenti da parte dei suoi superiori per l’abilità e il coraggio dimostrati (“Lei ha vinto un’altra difficile battaglia contro il crimine”, dissero) egli si sentì veramente un vincitore…. ma soltanto perché aveva difeso dalla minaccia mortale i suoi amati ragazzi.

Maria Rosaria Fortini

 

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