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Il denaro non vale nulla, credete a Tumbarello

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    Il denaro non vale nulla, credete a Tumbarello –

    Quale piacere provi Paperon de’ Paperoni a tuffarsi nella piscina o nella vasca da bagno colma di dobloni d’oro non l’ho mai capito. Nuotare tra i flutti di monete di metallo, prezioso ma durissimo, deve essere piuttosto doloroso, anche per chi sia protetto da penne e piume.

    Già, ma allora a che cosa serve accumulare tutto quell’oro, quel denaro racimolato in un’intera vita di lavoro, di guadagni, di sacrifici? A niente, sentenzia Roberto Tumbarello, giornalista e scrittore di lungo corso e vasta esperienza, che precisa “Il denaro non vale nulla finché non si spende” (Armando Editore, 2021, 320 pagine, € 20).

    Detta così, la risposta pare banale. Se ci si pensa un po’, però, è una evidente verità. Nel denaro, anche in banconote invece che in dobloni, tuffarcisi per una nuotatina non dà nessuna soddisfazione fisica. Forse agli avidi potrà dare un brivido di onnipotenza, che però alla lunga diviene noioso.

    Volete mettere, al contrario, quanto è meglio spenderlo, pur a rate, un po’ per volta, per pagarsi una vacanza alle Maldive o a Taormina? O, più semplicemente, per invitare un gruppo di amici a mangiare una pizza in riva al mare?

    Una volta che voi fortunati lettori abbiate deciso di spendere quei soldi che da sempre sognavate, le scelte sono tante: una casa più grande, una villa al mare, una baita in montagna, una dote consistente alla figlia che va sposa, un pensionato di lusso alla cara nonnina, un po’ di elemosina mirata, per esempio a quella vecchietta che non ha il sufficiente per comprarsi una dentiera nuova. In fondo, i soldi che si regalano a chi ne ha bisogno sono i soldi meglio spesi.

    Tumbarello nel suo ultimo (per ora) libro non si limita a dare questi suggerimenti, anche perché tutti sanno come spendere il denaro che non hanno mai visto nemmeno da lontano. Roberto non è miliardario, ma i miliardi li ha visti da vicino nella sua lunga esperienza di inviato di grandi giornali, di autore di interviste a personaggi di grande notorietà, a capi di Stato e di governo, a alte gerarchie ecclesiastiche, a star del cinema e, sì, anche a miliardari.

    Nel libro, inseguendo miliardi e miliardari, l’autore infarcisce considerazioni di filosofia alla buona sul tema con una fitta serie di ricordi di incontri e di aneddoti, talvolta divertenti, talvolta drammatici, come quello che riferisce del tentativo di salvare la principessa Diana, dopo aver scoperto che era in preparazione un attentato camuffato da incidente stradale, come poi avvenne.

    Quanti incontri, e quante interviste! Tumbarello ha imparato presto il trucco per estorcere, diciamo così, segreti gelosamente conservati dalle sue “vittime” inconsapevoli. Lui non sottopone gli intervistati a un fuoco di fila di domande e contestazioni, come oggi usano fare troppi giornalisti appena usciti dalle università di scienza della comunicazione. Viene dalla gavetta, ha imparato dai grandi maestri del giornalismo con i quali ha lavorato per mezzo secolo. Invece di domande e contestazioni, Tumbarello lascia che l’intervistato parli liberamente e capisca che davanti non ha un giornalista rompiscatole, ha un amico a cui può confidare una notizia, certo che non sarà travisata. Ottenere la fiducia dell’intervistato, è la chiave per l’intervista perfetta.

    Solo così è riuscito a guadagnarsi la stima di Umberto di Savoia, l’ultimo re d’Italia, del figlio Vittorio Emanuele e di tanti altri personaggi che il lettore troverà nel libro. Tra i quali va ricordato un miliardario vero, per qualche tempo considerato l’uomo più ricco del mondo: Adnan Khashoggi. I miliardari sono assediati da gente famelica che chiede prestiti, investimenti sballati, sponsorizzazioni, soldi insomma. Tumbarello se ne guadagnò l’amicizia, un’amicizia durata e cresciuta fino alla recente scomparsa di Kashoggi, semplicemente non chiedendogli mai niente, né denaro né segreti. Ottenne però di più: rivelazioni mai fatte a altri giornalisti, e la cosa che vale molto più del denaro, l’amicizia.

    Se il denaro non vale niente, questo libro al contrario vale il piacere di dedicargli qualche ora di tempo per gustarne il contenuto, scodellato dall’autore in uno stile semplice e scorrevole, in 320 pagine leggendo le quali si corre un solo rischio: di non concedersi pausa, di vedersi spinti a leggerlo tutto d’un fiato, senza soffermarsi a guardare l’orologio incuranti del suo tic tac.

    Arrigo d’Armiento

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