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Un laboratorio di solidarietà: a Roma il corso per operatore farmaceutico rivolto a migranti e richiedenti asilo

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Un laboratorio di solidarietà: a Roma il corso per operatore farmaceutico rivolto a migranti e richiedenti asilo. Al via il quinto appuntamento. Lamine, proveniente dal Gambia, è entrato a far parte dello staff.

Un’idea innovativa e qualificante. Ma soprattutto un’occasione per guardare al futuro. A Roma è al via il quinto appuntamento del corso per operatore farmaceutico (dal titolo “Corso di operatore tecnico di laboratorio galenico farmaceutico”) rivolto a rifugiati, migranti e richiedenti asilo, organizzato nello stabilimento di produzione Lentini Lab, che si trova lungo viale Indro Montanelli, a Torresina, Municipio XIV.

Il progetto, primo in Italia e nel mondo, è partito grazie all’idea della dottoressa Monica Lentini, farmacista e formulatrice galenica. I ragazzi che hanno preso parte alle attività provengono da Costa D’Avorio, Camerun, Senegal, Armenia, Mali, Kenya. E già si sono visti i primi frutti: uno di loro, di nome Lamine, richiedente asilo proveniente dal Gambia è entrato nel team di Monica Lentini. Per lui è in arrivo una assunzione a tempo indeterminato.

Le attività che si svolgono all’interno della stabilimento di produzione, vedono insieme il personale di Lentini Lab e la consulenza del professor Alfredo Ancora, psichiatra transculturale, impegnato da anni nel cucire le distanze tra mondi e culture apparentemente distanti. Il corso – teorico, pratico e gratuito – ha una durata di 60 ore. Al suo termine, viene rilasciato un attestato, per agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro. Chi partecipa, così, una volta terminate le lezioni ha la possibilità di rappresentare un valido supporto alla figura professionale di riferimento del laboratorio. Durante le attività, infatti, acquisisce nozioni che vanno dalla pulizia dei macchinari all’applicazione dell’etichetta, passando per la conoscenza delle materie prime fino all’utilizzo della macchina blisteratrice. Tutti requisiti necessari nell’ambito dell’officina galenica.

“Sono in contatto con centri accoglienza e Sprar (Sistemi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) – l’idea è nata nel 2015 ma siamo riusciti ad attuarla quest’anno. Andremo avanti anche in futuro con il corso, che si snoderà con cadenza mensile. Perché tutto questo? È molto semplice: abbiamo deciso di lanciare un messaggio concreto in un momento complicato come quello che stiamo vivendo. E non ci fermeremo”.

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