#COVID19 – Parola d’ordine #ConversioneEcologica

Più informazioni su

    Cari lettori,

    anche se in #lockdown pandemico, la nostra rubrica non si ferma.

    Il 4 maggio, data sensibile per la riapertura graduale dei comparti industriali, si avvicina ed è tempo di tirare le somme su quanto è accaduto e trovare una soluzione per prevenire disastri futuri.

    Per scongiurare altre pandemie economiche e sanitarie dobbiamo avere le idee chiare su quale futuro vogliamo e ci aspettiamo venga messo in essere dalla politica globale.

    Per raggiungere tale consapevolezza è necessario prima di tutto comprendere cause e concause della tragedia virale che ci ha travolto e solo in un secondo momento sarà possibile ridisegnare il domani.

    In questa prima fase le risposte ci arrivano in modo inequivocabile dalla scienza, baluardo di attendibilità in un mondo sempre più disorientato dalle balle virtuali.

    Tutto ha inizio con il contatto promiscuo, ravvicinato e spesso illegale tra l’uomo e un apparentemente innocuo animaletto selvatico abitante delle foreste pluviali e coacervo inconsapevole di virus, batteri e funghi di ogni sorta.

    Per sopravvivere e replicarsi questi microrganismi, definiti per l’appunto parassitari, hanno bisogno di un ospite.

    È raro ma possibile, come è già accaduto con l’ebola, l’influenza suina o l’HIV (solo per citarne alcuni), il verificarsi di uno spillover. Il virus, cioè, passa dall’animale selvatico all’uomo determinando un “salto di specie”. Le cellule umane, contagiate dal virus, ne diventano la nuova casa in cui vivere e riprodursi pacificamente succhiando nutrimento. Ma il nostro sistema immunitario, concepito per cacciare gli ospiti opportunisti, avvia una guerra all’ultimo sangue producendo una situazione infiammatoria spesso letale, come nel caso del Covid19.

    A questo punto sarebbe interessante chiedere alla scienza, ed è qui che risiede il nocciolo della questione, perché un evento così raro si stia verificando con una tale frequenza.

    La risposta arriva puntuale con il suo portato di tragicità.

    La prima causa va ricercata nel commercio, legale o illegale, di specie selvatiche (wildlife traffick).

    Lo scambio di liquidi che avviene per contatto diretto con animali o parti di animali, in assenza di norme igieniche, espone l’uomo a virus o ad altri agenti patogeni di cui quell’animale può essere un ospite.

    Il 75% delle malattie umane fino ad oggi conosciute derivano, infatti, da animali e la maggior parte (il 60%) delle malattie emergenti sono trasmesse da animali selvatici.
    La seconda causa dell’accelerazione dello spillover deriva dall’arretramento delle foreste pluviali provocato da un’espansione urbanistica selvaggia. Fino ad oggi siamo stati capaci, infatti, di distruggere metà della superfice forestale del pianeta.

    Ecco che il corto circuito dato dalla distruzione degli ecosistemi, depredati del loro habitat e della loro biodiversità, causa la diffusione di virus come il Covid19.

    A questo disastro appena descritto si aggiunge un altro fattore, altrettanto inquietante, da considerarsi una concausa dell’aumento del numero dei decessi, a parità di contagi da Covid19, in particolari zone piuttosto che in altre. Stiamo parlando della presenza di alti tassi di inquinamento in territori, come quelli del nord Italia ad esempio, che sono la causa di alcune patologie polmonari letali. In Italia si contano ogni anno circa 80.000 morti per l’inquinamento.

    A dircelo è lo studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha dimostrato, incrociando i dati statistici ricavati, un collegamento tra i decessi dovuti al Covid19 e le malattie polmonari associate all’esposizione a lungo termine alle polveri sottili e ai particolati che provengono principalmente dalla combustione del carburante delle automobili, dalle raffinerie, dalle centrali elettriche, dall’allevamento e dall’agricoltura intensivi, e da alcune attività domestiche.

    Lo studio prova che le persone più esposte all’inquinamento prolungato hanno il 15% di probabilità in più di morire di Coronavirus rispetto a chi vive in ambienti salubri. Respirare queste polveri, infatti, provoca un’infiammazione cronica del rivestimento polmonare, indebolendo la risposta del nostro sistema respiratorio.

    Ora che la scienza ci ha aiutati a comprendere le cause di quest’incubo chiamato Covid19, come ce lo immaginiamo il nostro futuro? Come un disastroso ritorno al passato o come una tela bianca sulla quale cominciare a ridisegnare le nostre vite?

    Il paese sta per riavviare le attività economiche. Prima lo ha fatto la Cina. Più avanti toccherà agli altri paesi. La tragedia che ci ha colpiti è globale. Siamo tutti in ginocchio, nessuno escluso. E la soluzione non può che essere una per tutti: il vaccino e la riconversione ecologica.

    Il tempo è davvero scaduto, è necessario liberare le risorse per avviare un nuovo e più radicale #greenglobaldeal, urgente e deburocratizzato.

    È qui che entra in gioco la buona politica che ha il compito di far confluire risorse, già pronte e dedicate, verso la ricerca, i lavori socialmente utili, la valorizzazione e l’incentivazione di aziende, comunità, singoli individui che portano avanti attività sostenibili, ecologiche e non solo remunerative ma capaci di creare posti di lavoro. Aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi della decarbonizzazione. È questo che dobbiamo fare.

    Il pianeta deve salvarsi dai disastri provocati dall’uomo, o lo fa lui eliminandoci o lo dobbiamo fare noi ponendo rimedio ai duri colpi che gli abbiamo inferto.

    La soluzione ai virus killer passa solo ed esclusivamente da qui.

    (Fonti: La Stampa TuttoGreen https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/04/03/news/la-cura-per-tutto-e-tutti-sara-la-riconversione-ecologica-1.38673959 –

    La Repubblica https://www.repubblica.it/dossier/scienze/rep-scienze/2020/04/16/news/inquinamento_e_coronavirus-253777980/ –

    WWF https://www.wwf.it/perdita_biodiversita.cfm)

     

     

    Più informazioni su