#EventoKyotoClub – I #GreenHeroes al convegno “I nuovi paradigmi della transizione climatica”

Più informazioni su

    Cari lettori,

    Eugenio Cavalli  Green Heroes

    siamo giunti al secondo appuntamento di questa rubrica che ci vede impegnate in alcune riflessioni che sono per noi dei punti di non ritorno.

    Ha ragione Greta Thumberg, la sedicenne svedese che dall’agosto del 2018 ha conquistato le piazze e la ribalta dei media di tutto il mondo, a ritenere la politica responsabile di non aver introdotto una regolamentazione e limitazione in ogni campo (energetico, civile, industriale, agricolo…) all’uso dei combustibili fossili, cioè del petrolio, carbone gas metano?

    Crediamo a quanto (ormai tutti) gli scienziati di autorevoli centri di ricerca internazionali ed europei, i cui lavori vengono continuamente
    elaborati, sistematizzati e divulgati dall’IPCC (intergovernamental Panel in Climate Change, insediato presso le nazioni unite), stanno dicendo da decenni, ossia che l’aumento indiscriminato della concentrazione di CO2 in atmosfera, dovuto alle attività umane, sia la causa del della crisi climatica che si sta manifestando a livello globale?

    A dispetto dei negazionisti, come ha dimostrato vistosamente di esserlo il presidente americano Donald Trump, e qualche politico di casa nostra che si è affidato all’inconsistenza di una scadente ironia, noi riteniamo che SÌ, gli scienziati hanno sempre avuto ragione e ha ragione Greta ad accusare la politica di totale inazione davanti a questo disastro climatico.

    Sono le evidenze scientifiche a parlare, e quando in una disputa hai le prove per dimostrare le tue tesi, tutto il resto è aria fritta.

    Questo poteva sembrare implicito, ma è sempre bene stabilire il punto dal quale questa rubrica prende le mosse.

    Sono passati più di venti anni da quel 1997 in cui, durante la COP3 di Kyoto, venne compiuto un primo passo internazionale per il controllo
    delle emissioni Climalteranti. L’accordo entrò in vigore solo nel 2005, ma, con tutta evidenza, non ha costituito l’auspicato punto di non ritorno rispetto alle politiche energetiche e industriali fossili ed inquinanti dei Governi.

    Poi nel 2015 sembra finalmente cambiare tutto. Un momento considerato storico da più parti: arriva l’Accordo di Parigi,195 Paesi si impegnano a mettere in atto ogni azione possibile per mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto del 2°C rispetto ai livelli preindustriali, puntando a limitare l’aumento a 1,5°C, e supportando i paesi in fase di sviluppo, i primi a subire gli effetti devastanti della crisi climatica.

    Eppure da allora (sono passati più di 4 anni) non si è vista traccia della vera e profonda rivoluzione che servirebbe. Una rivoluzione che dovrà trasformare profondamente tanto il comparto energetico, quanto quello produttivo e industriale, tanto il settore della mobilità e dei trasporti quanto quello dell’agricoltura e dell’industria; una rivoluzione che deve coinvolgere tutto: dalle politiche internazionali “più alte” fino agli stili di vita di ciascuno di noi.

    Una transizione che per il momento si sente solo nominare (spesso in pompa magna e trionfalmente), ma che, purtroppo, stenta a manifestarsi con la dovuta radicalità. Basti pensare al mondo delle fonti fossili che viene sovvenzionato molto più di quello “Green” (solo in Italia siamo a 19 miliardi di € all’anno contro 15), alle politiche commerciali internazionali che, ancora una volta, svendono territori e salute al miglior offerente (che magari si biasima per l’assenza di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, come accade con Trump e i mefistofelici accordi che prendono il nome di TTIP), alla deforestazione che devasta ampie zone del mondo. Dall’Europa a trazione Von Der Leyen arrivano segnali incoraggianti, ma ancora non passi concreti sufficienti e intanto, l’Italia, si accontenta di rispondere, senza nessuno slancio, ai “compiti” richiesti agli Stati Membri prima degli accordi di Parigi, presentando un piano per l’Energia e il Clima profondamente inadeguato alle nuove sfide.

    Al convegno del 13 febbraio 2020 “I nuovi paradigmi della transizione climatica”, promosso a Roma dall’organizzazione no-profit Kyoto Club, coincidente tra l’altro con l’Anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Annalisa Corrado ha mostrato i risultati di una
    campagna interessante in grado di restituirci qualche speranza.

    Quando la politica crea vuoti non sempre questi spazi fantasma, questi luoghi non-luoghi tanto cari a Marc Augè in cui tutto diviene indefinito e privo di identità, sono occupati in modi incongrui, pericolosi, allarmanti e deflagranti dalla sub cultura politica che ci vuole bisognosi di un leader carismatico che da buon uomo cannone quale è ha sempre una risposta su tutto, una soluzione concreta su niente, e tante paroline d’ordine semplificate e inebrianti da sparare su una folla non avvezza alla complessità. Perché c’è un’Italia composta da una comunità di singoli con il pallino del rispetto per il bene comune, armati di creatività, sapienza, volontà e di un ottimismo compresso pronto a esplodere e a far delle loro idee arte.

    Stiamo parlando dei #GreenHeroes, gli eroi dell’ #innovazione generativa, dell’ #economiacircolare, del #riciclo, della #sostenibilità, che hanno studiato il modo di trasformare gli scarti di lavorazione in nuovi materiali preziosi, in maniera non solo “più sostenibile”, ma addirittura benefica per l’ambiente.

    Individuati attraverso un progetto sostenuto da Alessandro Gasmann, e promosso dal comitato scientifico degli esperti di Kyoto Club, tra cui
    Annalisa Corrado, da La Stampa Tuttogreen, con il prezioso supporto di Roberto Bragalone, le loro storie sono raccontate (e continueranno a
    comparire ogni venerdì) dal noto attore sul suo account Twitter @GassmannGassman.

    Oggi ve ne presentiamo uno: Eugenio Cavalli e il diserbo ecologico di HerBeeSide.

    E non sarà l’unico ad affacciarsi nella nostra rubrica.

    Buona visione.

    Più informazioni su