#PLASTICFREE – Lo sfuso come risposta green all’inquinamento

Più informazioni su

    Cari lettori,

    Plastic Free

    è ufficiale. Non c’è più posto al mondo libero dai rifiuti umani, soprattutto dalla plastica, ritrovata nello stomaco di alcuni crostacei che vivono nella profondità oceanica della Fossa delle Marianne.

    A denunciarlo, già nel 2017, sono stati i ricercatori dell’Università di Newcastle in Australia. La scoperta fatta grazie a dei robot sottomarini scesi a 10.000 metri di profondità per realizzare delle riprese per la BBC, è stata sorprendente. A questo punto, spiega Alan Jamieson, coordinatore delle operazioni, è quasi certo che non esistano ecosistemi marini che non siano stati in qualche modo contaminati da detriti prodotti da attività umane.

    Non finisce qui. Da uno studio più recente condotto dal WWF, sempre con il gruppo di ricerca di Newcastle, risulta che, attraverso l’acqua che beviamo, sia dalla bottiglia sia dal rubinetto, andrebbero a finire nel nostro organismo circa 2000 minuscoli frammenti di plastica a settimana, che corrispondono al peso di una carta di credito, 5 gr.

    L’introduzione della plastica, risalente agli anni della diffusione dello Swing, ha sicuramente semplificato le nostre vite, ma con il tempo ci siamo lasciati prendere la mano in modo devastante. Con l’usa e getta, poi, ne siamo stati completamente invasi.

    Alla luce di questi studi, è quindi indispensabile un ripensamento globale del suo utilizzo.

    Ma come?

    La sua eliminazione è sicuramente inattuabile in tempi brevi. Alcuni provvedimenti, però, possono essere adottati fin da ora. E questo vale per tutta la catena produttiva, fino ad arrivare a noi. Cittadini impigriti dalle comodità messe a disposizione dal mercato e di cui sembra non possiamo più fare a meno.

    Sono diverse oggi le associazioni che sollecitano istituzioni e imprese a ridurre la produzione e l’utilizzo di prodotti in plastica usa e getta. Questo non solo garantirebbe una diminuzione della produzione dei rifiuti, ma favorirebbe anche l’uso di oggetti riutilizzabili incentivando politiche di riduzione degli imballaggi in plastica, attraverso un circolo virtuoso che partirebbe da una corretta e diffusa raccolta differenziata, di riciclo, fino al riutilizzo della materia prima.

    Dove non fosse possibile eliminare il monouso, sostituire la plastica con materiali biodegradabili e compostabili, smaltibili con la raccolta dell’organico, sarebbe una soluzione auspicabile.

    La dimostrazione della sua percorribilità è testimoniata dalla prima rete al mondo di negozi specializzati nella vendita di prodotti sfusi e con il vuoto a rendere, che per loro e’ davvero un punto di forza. La catena “Negozio Leggero”, presente sul mercato dal 2009, per il suo impegno nella salvaguardia dell’ambiente è entrato a far parte del circuito dei #GreenHeroes, iniziativa lanciata da Alessandro Gasmann, con il supporto scientifico di Kyoto Club e in collaborazione con La Stampa Tuttogreen.

    Quindi, vendere e acquistare prodotti #senzaimballaggio, è un contributo enorme che possiamo dare già da ora contro l’inquinamento, sia come aziende sia come cittadini che desiderano essere protagonisti della tanto attesa #rivoluzionegreen.

     

    Più informazioni su