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Adesso vediamo che cosa s’inventa Mattarella

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Adesso vediamo che cosa s’inventa Mattarella –

Ho vinto io, no ho vinto io. Il governo lo formo io, no il governo lo formo io. Questo il riassunto delle dichiarazioni dei due vincitori, Di Maio e Salvini. Che però fanno i conti senza l’oste.

L’oste, per chi ha letto anche sommariamente la costituzione, è il presidente della repubblica, Sergio Mattarella. È a lui che spetta decidere a chi affidare il governo. Certo, deve tenere conto della possibile maggioranza parlamentare che lo appoggi. Stavolta, però, la maggioranza non c’è. E a sentire i leader politici, quelli vincenti e quelli sconfitti, accordi di governo, inciuci, sono impossibili.

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Sergio Mattarella

Il centrodestra non vuole alleati, si accontenterebbe di una cinquantina di voltagabbana, una categoria numerosa – nella scorsa legislatura furono più di 500, cioè più della metà dei parlamentari – pronta a vendersi al miglior offerente.

I grillini vogliono fare un governo da soli, ma accetterebbero i voti di chi vuole darglieli. Campa cavallo, che le offerte speciali crescono.

I piddini sognano coalizioni con questo e con quello, cioè con chi non se li fila per niente.

E ecco che a decidere rimane il solo Mattarella, che può dare incarichi esplorativi a chi vuole lui, addirittura può darlo a me, che non sa nemmeno che esisto e che, lo ammetto, non avrebbe alcun esito. Ma se si tratta di guadagnare tempo, Mattarella da brava vecchia volpe democristiana sa benissimo come si fa. Certo, non gli mancano intorno figure istituzionali non inquadrabili in precisi schieramenti a cui dare l’incarico esplorativo.

Può però cominciare con un incarico a Di Maio, capo del primo partito, magari sperando che fallisca nel tentativo di convincere il Pd a regalargli i suoi voti. Oppure dare l’incarico, in prima o seconda battuta, a Salvini, capo a furor di voti della coalizione che ha conquistato più seggi in parlamento. C’è da chiedersi se Mattarella gli concederà il tempo di arruolare un numero sufficiente di preziosi voltagabbana. Sui quali sottolineo il patriottismo nell’aver consentito tante volte nella storia italiana, da Depretis a Gentiloni, di governare in qualche modo il nostro povero paese.

Il presidente della repubblica fu definito dai padri costituenti “commissario alle crisi”. E ogni volta che c’è una crisi, e oggi la crisi è pesante, i suoi poteri crescono in tale evidenza da far ritenere giusta l’analisi di quei costituzionalisti per i quali l’Italia, con un capo dello Stato dai poteri enormi, non è una repubblica parlamentare ma semipresidenziale. L’unica cosa che le manca per poterlo affermare ufficialmente è l’elezione diretta, popolare, del presidente.

Chissà che una volta o l’altra, con i partiti incapaci di formare maggioranze, non siano gli stessi partiti a riconoscere che per governare l’Italia non c’è che un modo: l’elezione diretta del capo dell’esecutivo. E meglio che questo sia il presidente della repubblica e non il presidente del consiglio.

Arrigo d’Armiento

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