RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Ainis: c’è la crisi. Evviva, si torna al sorteggio!

Più informazioni su

Ainis: c’è la crisi. Evviva, si torna al sorteggio! –

La gente non si fida più della politica, non si fida del parlamento, non si fida dei partiti. Siamo in un periodo di crisi profonda, che investe l’economia, le istituzioni, l’occupazione, perfino i rapporti col prossimo che, a torto o a ragione, sospettiamo di campare meglio di noi perché raccomandati, perché parenti di questo o di quello. Non è un caso il crescente successo di lotterie, scommesse, gratta e vinci, slot machine: le persone non credono più nemmeno in sé stesse e preferiscono affidarsi alla sorte piuttosto che alle proprie forze e capacità.

A rendersene conto sono arrivati, un po’ in ritardo, anche i politici. E la soluzione è la stessa: affidarsi all’estrazione a sorte, alla lotteria, percepite dal popolo come meno ingannevoli, meno ingiuste delle scelte di chi regge le istituzioni.

MICHELE AINIS

MICHELE AINIS

E’ Michele Ainis, nell’editoriale di oggi su La Repubblica, a segnalare l’introduzione, o il ritorno, alla “Democrazia del sorteggio” nella pratica delle istituzioni. Scrive Ainis: “10 gennaio: il sindaco di Norcia comunica che le prime casette in legno verranno attribuite per sorteggio, giacché le domande sono il triplo rispetto alle strutture disponibili. 5 gennaio: l`amministrazione di Gela approva un regolamento per impedire il clientelismo: d`ora in avanti gli avvocati del Comune saranno estratti a sorte. 3 gennaio: per smascherare le bugie che avvelenano l`informazione, Grillo propone una giuria di cittadini sorteggiati”.

Non che l’idea, scrive Ainis, “sia nuova di zecca. Anzi: risale agli albori della democrazia, all`Atene del V secolo. Dov`era formata per sorteggio la Boulé, ossia la principale istituzione di governo. E dove venivano egualmente sorteggiati gli arconti (…) come i magistrati (600 su 700). (…) In seguito, però, quell`esperienza fu respinta, dimenticata. Nessun`altra forma di governo si resse più sull`estrazione a sorte, se non – per una breve stagione della  storia – in alcune Repubbliche italiane, durante il Medioevo e il Rinascimento. Successe a Venezia, con la designazione del Doge per sorteggio (…); successe a Firenze, dov`erano sorteggiati i membri della Signoria.

“Dopo di che, più nulla. Nella cultura generale, la democrazia del sorteggio finì per diventare una trovata eccentrica e bislacca. Forse buona per gli antichi, mai per i moderni. E allora perché, improvvisamente, quell`idea pulsa di nuovo? Risposta: perché siamo nel bel mezzo d`una crisi.

Queste le prove, secondo Ainis: “Basta inanellare i dati dell`ultimo rapporto Demos. Nell`arco d`un decennio, l`indice di fiducia nelle  istituzioni politiche si è letteralmente dimezzato (dal 41% al 21%). Lo Stato, o ciò che ne rimane, è crollato di 10 punti percentuali in 5 anni. La magistratura viaggia a meno 12, i sindacati a meno 11, le banche a meno 9. Soltanto 11 italiani su 100 credono nel Parlamento, e ancora meno (il 6%) nei partiti.

“Ma – aggiunge Ainis – l`onda di sfiducia sommerge anche i rapporti personali: secondo l`Istat, 8 italiani su 10 diffidano del prossimo. D`altronde non  crediamo negli altri così come non crediamo più in noi stessi, nelle nostre forze, nella capacità d`impadronirci del futuro. E infatti un`indagine della Fondazione Di Vittorio attesta che in Italia i pessimisti superano di gran lunga gli ottimisti (questi ultimi sono appena uno su 4)”.

(…) “Scorgiamo all’orizzonte – dice Ainis – i barlumi d`una civiltà al tramonto – i fallimenti della globalizzazione, la crisi della democrazia rappresentativa,  l`eclissi dei partiti – ma non troviamo una parola per allevare il nuovo, per rimediare agli errori del passato. Conosciamo la malattia, non la cura. E allora rispolveriamo le parole antiche, ci affidiamo alle ricette della nonna. Come il sorteggio, per l`appunto. Del resto può ben essere efficace, se assunto in dosi omeopatiche”.

“Tiriamo i dadi in aria, magari verrà fuori il numero vincente” conclude Ainis, il cui editoriale potete leggere integralmente su Repubblica in edizione cartacea o digitale.

Ard 

 

Più informazioni su