Ainis: Gentiloni scriva la legge elettorale

Ainis: Gentiloni scriva la legge elettorale –

La situazione è nota: non si può votare perché con le due leggi elettorali esistenti, una per la camera e una per il senato, mettere insieme una maggioranza coerente tra i due rami del parlamento sarebbe impossibile. I partiti non si decidono e non c’è più tempo da perdere. Michele Ainis, sulla Repubblica di oggi, suggerisce: ci pensi Gentiloni.

Nell’editoriale, Ainis ricorda che “per governare servono i voti, e per contare i voti serve una legge elettorale. In Italia c`è, anzi ce ne sono due; ma la loro somma genera una riffa, una lotteria di Carnevale. Abbiamo in circolo due leggi nate casualmente, senza un progetto,
senza un`intenzione; finiranno per generare esiti casuali”.  (…)

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Le due leggi elettorali sono il risultato della doppia decisione con cui, scrive Ainis, “la Consulta prese a morsi prima il Porcellum del Senato (sentenza n. 1 del 2014 ), poi l`Italicum della Camera (sentenza n. 35 del 2017 ). Sicché adesso ne restano due moncherini, dato che la Corte costituzionale non ha ago e filo per cucire, ha in mano soltanto un paio
di forbici”. (…)

Il sistema vigente, secondo Ainis, “è disarmonico, oltre che accidentale. In sintesi: alla Camera capilista bloccati, soglia di sbarramento al 3%, nessun incentivo per le coalizioni, premio di maggioranza al partito che superi il 40% dei consensi; al Senato
niente premio, niente capilista, voto di preferenza, soglie d`accesso a scalare (8% se corri da solo, 3% se invece ti coalizzi). Insomma, un matrimonio fra una cavalla e un cervo. Ma a quanto pare le for-
ze politiche si sono arrese all`ippocervo, o magari pensano d`addomesticarlo, d`usarlo come un taxi per tornare in Parlamento”. (…)

Per risolvere il problema, questa la proposta del costituzionalista Ainis: “che sia il governo Gentiloni a giustiziare l`ippocervo. Non però con un decreto, la cui adozione in materia elettorale viene proibita
espressamente (articolo 15 della legge n. 400 del 1988). Piuttosto con un disegno di legge, maggiormente rispettoso della sovranità del Parlamento. E con il minimo tasso di creatività, d`innovazione
rispetto all`esistente, sempre per non invadere l`autonomia parlamentare. Dunque scegliendo il Consultellum del Senato o quello della Camera, per esportarlo poi anche sull`altra assemblea
legislativa”.

Ma, sostiene Ainis, “la scelta è a rime obbligate: vince il Senato. Perché il premio di maggioranza della Camera non è replicabile al Senato senza rischiare risultati schizofrenici, con un vincitore di qua, un vincitore di là. Perché cancellando la legge elettorale della Camera ci sbarazzeremmo altresì dei capilista bloccati, un sopruso ai danni del popolo votante. E perché al Senato le soglie d`accesso sono più flessibili, e al contempo più efficaci contro la polverizzazione della rappresentanza. Unico correttivo: la ridefinizione dei collegi (troppo grandi i 20 del Senato)”. (…)

Il testo integrale dell’editoriale di Michele Ainis potete leggerlo sulla Repubblica di oggi, nell’edizione cartacea o in quella digitale.

Ard