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Ainis: siamo il paese dove vince chi perde

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Ainis: siamo il paese dove vince chi perde –

Siamo alla Terza Repubblica, dice Michele Ainis nell’analisi geniale e spietata che fa della politica italiana oggi su Repubblica.

La terza Repubblica, scrive Ainis, “è sbocciata già da un lustro, dal 2013. Non ce ne siamo accorti perché la Costituzione è rimasta tale e quale”. (…) “Alle nostre latitudini la successione interviene per ragioni extragiuridiche, viene scandita da elementi sostanziali, anziché formali. Dipende dalla Costituzione “materiale”, non da quella scritta. Sicché cambia la Repubblica quando cambia  la politica, il suo modo di proporsi”.

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La prima repubblica “configurava un sistema multipolare (…). Poi, nel 1993, Berlusconi mise in campo Forza Italia e il sistema diventò bipolare. Fino al 2013, quando il M5S fu il partito più votato, consegnando agli italiani un assetto tripolare”.

Conseguenze: “Nella prima Repubblica – ricorda Ainis – c`era un vincitore certo: la Dc, per 45 anni di fila sui banchi del governo. Nella seconda Repubblica, invece, la vittoria è sempre stata incerta, con un testa a testa fra Berlusconi e Prodi. E nella terza? È certa la non vittoria, nel senso che nessun partito, nessun polo, nessuna coalizione trova i numeri per dominare il Parlamento. Accadde nel 2013, accadrà di nuovo nel 2018, stando a ogni previsione”.

Nel 2013, aggiunge Ainis, “nessuno dei leader che si erano presentati agli elettori – Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti – ha poi ottenuto le chiavi del governo. A palazzo Chigi fecero ingresso anzitutto Enrico Letta, che nel 2007 aveva perso le primarie del Pd vinte da Veltroni. Poi Matteo Renzi, anch`egli un perdente di successo alle primarie del 2012 (vinse Bersani). Infine Paolo Gentiloni, battuto a sua volta da Marino (sempre nel 2012) alle primarie del centrosinistra come sindaco di Roma.

“Se il futuro dipende dal passato, succederà di nuovo. Quindi è inutile sgranare le pupille misurando il profilo dei capipartito, per individuare il nuovo presidente del Consiglio. Meglio allungare lo sguardo su chi nelle fotografie ufficiali sorride in terza fila, su chi ha già rinunziato a candidarsi in Parlamento per tenersi di riserva, su chi recita da attore non protagonista, in attesa di diventare il primattore.

“Da qui la grammatica costituzionale della terza Repubblica, che dopotutto si riassume in un paio di regolette. Primo: perdono peso le elezioni, la cattura dei consensi presso il popolo votante, e acquista peso, viceversa, il consenso del popolo votato. È fra gli eletti, non fra gli elettori, che si decide la partita. Dunque torna centrale il Parlamento, come d`altronde mostra l`esperienza che si è appena conclusa: senza la diaspora di Alfano o di Verdini, senza i 566 cambi di casacca della XVII legislatura, quest`ultima sarebbe morta in culla.

“Secondo: cresce il ruolo del capo dello Stato, cui spetta l`identikit del non vincente da proclamare vincitore. Dovrà trattarsi d`un personaggio non troppo colorito, non troppo esposto nella girandola d`insulti di questa campagna elettorale”. (…).

Insomma, conclude Ainis, “nella terza Repubblica vince chi perde, oppure vince chi non gioca”. (…). Il testo integrale dell’editoriale di Ainis potete leggerlo sulla Repubblica di carta o in quella digitale.

Ard

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