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Ainis: Riforme, non basta un referendum, ce ne vogliono tanti

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Nessuno mi toglie dalla testa che il referendum costituzionale del giugno 2006 abbia bocciato le riforme fatte approvare in parlamento dal governo Berlusconi perché gli italiani non hanno potuto scegliere sulle modifiche alle diverse parti della Carta. C’era chi voleva la modifica dei poteri del presidente della repubblica, chi quella della composizione del parlamento, chi quella del Csm, chi la cosiddetta devolution, una sorta di federalismo casereccio. Ma ben pochi italiani erano favorevoli all’intero  pacchetto di tutte le modifiche. E allora, che fare? Prevalse il no (il referendum costituzionale è confermativo, non abrogativo come gli altri, quelli amati da Pannella), perché chi non voleva la devolution, con il no rinunciò alle altre riforme, chi la voleva votò ugualmente no perché era contrario al rafforzamento dell’esecutivo. Il testo di quella riforma era un compromesso tra le pretese di Fini e di Bossi, con Berlusconi costretto per contentare cani e gatti a scontentare tutti, sommando cavoli e carciofi.

E sommare cavoli e carciofi non piace nemmeno a Michele Ainis che, nell’editoriale sul Corriere della sera di questa mattina, che i lettori sono invitati a leggere integralmente nell’edizione di carta o in quella online, spiega come fare per uscire dal pasticcio sul referendum sulle riforme costituzionali volute da Renzi e dalla Boschi che le ha firmate. Il modo c’è, basta volerlo applicare.

Ainis ricorda che “la revisione costituzionale che il Parlamento sta per licenziare tocca l`elezione e i poteri del Senato, dà una sforbiciata alle competenze regionali, abroga il Cnel e cancella le Province, investe i decreti del governo insieme alle leggi popolari, corregge il quorum per eleggere il capo dello Stato, confeziona nuove tipologie di referendum. (…) Questo genere di consultazioni non ammette vie di mezzo: tutto o niente, prendere o lasciare. E se ti piace la riforma del federalismo ma non anche quella del bicameralismo? Dovrai sorbirti i dispiaceri per gustare i tuoi piaceri”.

La Consulta, ricorda Ainis, “fin dalla sentenza n.16 del 1978 (…) ha stabilito che il quesito dev`essere omogeneo, senza sommare cavoli e carciofi. Da qui la conclusione: il procedimento di revisione costituzionale fu congegnato per interventi singoli, mirati. Non per riforme che ambiscano a creare di nuovo l`universo. Come disse Luigi Einaudi in Assemblea costituente: una riforma per volta, altrimenti gli elettori non si renderanno conto su cosa debbano votare. Quindi l`unità di misura coincide con un Titolo della Costituzione, perché ogni Titolo sviluppa un unico argomento”.

Ecco la soluzione suggerita da Ainis: “Una leggina che permetta di spacchettare il referendum, intervenendo sulla disciplina regolata dalla legge n. 352 del 1970. Che del resto è stata già emendata cinque volte (…). E che anche adesso contempla la possibilità di svolgere più referendum costituzionali nella stessa giornata (…).  Ma chi dovrebbe incaricarsi di suddividere il quesito? L`Ufficio centrale presso la Cassazione, che nel referendum abrogativo dispone già d`un analogo potere: accorpa i quesiti omogenei, li trasferisce sulla nuova legge se la vecchia sia stata modificata nel frattempo”.

Insomma, la ricetta c’è, tocca solo aspettare per vedere se Renzi e il parlamento accettano di far scegliere al popolo che cosa mangiare e che cosa lasciare sul piatto o se preferiscono imporre a tutti il loro minestrone.

Arrigo d’Armiento

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