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Ainis: Sì o No, poi una serie di microriforme

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MICHELE AINIS

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Esclude il finimondo, Michele Ainis oggi su Repubblica, sia che al referendum sulla riforma Boschi vinca il Sì sia che vinca il no. In entrambi i casi, si darà il via a una serie di miniriforme costituzionali e, inevitabilmente, a un voto anticipato alla prossima primavera.

La data del 4 dicembre non è quella del passaggio dell’ultimo treno. “Dal 1989 in poi, ricorda Ainis, sono state approvate 13 leggi di revisione costituzionale, che hanno corretto 30 articoli della nostra Carta e ne hanno abrogati 5. Insomma: di riforme ne abbiamo cucinate, eccome. Però piccole, leggere. Sono le macroriforme che ci risultano indigeste. È successo con 3 Bicamerali, è risuccesso nel 2005 con la Devolution di Bossi e Berlusconi. Invece nel 2012 l`introduzione del pareggio di bilancio, promossa dal governo Monti,
ottenne la maggioranza dei due terzi in Parlamento, tanto da rendere
impossibile il referendum”.

Adesso, comunque vada, secondo Ainis s`apre una stagione di microriforme. “Se vince il Sì, spiega Ainis, perché la Grande Riforma sarà stata già timbrata, lasciando spazio solo a qualche aggiustamento (…). Se vince il No, lo stesso. Ne trarremo giocoforza la lezione che gli italiani accettano soltanto interventi chirurgici, puntuali, sulla Costituzione. E in entrambi i casi procederemo a piccoli passi, senza sbalzi, senza troppi scossoni. (…)

Secondo scenario previsto da Ainis: la legge elettorale. “Verrà emendata, a prendere sul serio (…) l`accordo siglato all’interno del Pd: e dunque via il ballottaggio, premio di governabilità, sistema di collegi. Ma anche a non prenderlo  sul serio, resta pur sempre l`esigenza d`approvare  una nuova legge elettorale, immediatamente dopo il referendum. O quella della Camera, o quella del Senato. Difatti: se la riforma costituzionale cade nelle urne, insieme ad essa cade anche l`Italicum (che presume una sola Camera politica); quindi tocca rimpiazzarlo. Se invece la riforma sopravvive, ci sarà da scrivere la legge elettorale  del Senato, per renderlo operante”. (…)

Per quanto riguarda il governo, secondo Ainis “Dovrebbe restare indenne da un`eventuale bocciatura:  è un esecutivo, non un`Assemblea costituente. E ha davanti un referendum, mica una mozione di sfiducia”. (…)  Ma “il quesito che ci interrogherà fra dieci giorni si è caricato d`elementi politici, fino a oscurare il merito costituzionale. Sbagliato, però inevitabile; dopotutto votiamo (per la prima volta) su una riforma battezzata dalla stessa maggioranza, dallo stesso esecutivo ancora in sella”. (…)

Allora, si chiede ancora Ainis, “quando si vota? (…): si voterà comunque in primavera. Anche se vince il Sì, soprattutto in questo caso. Per una ragione politica: a quel punto, il presidente del Consiglio passerà all`incasso, come farebbe chiunque altro nei suoi panni. Per una ragione istituzionale: si può tenere in vita, per un paio d`anni ancora, un Senato abrogato dal voto popolare? (…).

La risposta di Ainis nell’editoriale su Repubblica – che vi raccomandiamo di leggere integralmente nel giornale cartaceo o nell’edizione digitale – non può essere che negativa. Deciderà Mattarella, ma gli italiani comincino a prepararsi. Senza troppi affanni, non è il finimondo.

Ard

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