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Dopo Fiorentina-Napoli, stadi da evitare, salviamo il calcio vero, quello della tv

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Volete un commento su quello che è successo a Roma prima della partita tra Fiorentina e Napoli? No, non ce n’è bisogno, sapete commentarlo da soli. Basta ricordare che botte, spari, coltellate sono sempre più frequenti dentro e ancora di più fuori degli stadi.

Che facciamo, aboliamo il calcio? La tentazione c’è, ma non bisogna dimenticare una categoria di tifosi, sempre più numerosa, che assiste alle partite tranquillamente, magari sorseggiando una bibita, sgranocchiando patatine e popcorn, con i figli (anche le femminucce, perché no?) seduti sulle ginocchia.

Quando segna la squadra avversaria, magari scappa una parolaccia, che i pargoli sentono attutita, perché un bravo papà è svelto a mettere le mani a protezione delle loro innocenti orecchie. E se il gol lo fa la squadra del cuore, su in piedi a gridare, coi bambini in braccio che urlano pure loro. E poi di nuovo giù, sulla poltrona di casa, che non rischia mai di essere incendiata per la delusione d’una sconfitta o l’esultanza d’una vittoria.

Sì, avete capito bene, sto parlando delle partite guardate in televisione, al caldo del termosifone o al fresco del condizionatore. Pensate, non si rischiano botte o coltellate, al massimo una contesa con la moglie che vuole vedere la soap opera di moda. Ma le mogli ragionevoli si arrendono facilmente, considerando che è meglio perdere una puntata di Beautiful – tanto poi ci sono le repliche – piuttosto che un marito ammazzato da una pallottola vagante. E i bambini se hanno voglia seguono la partita accanto al genitore tifoso, se si stufano possono razzolare sul pavimento giocando con le macchinette o la playstation senza rischiare una crisi d’asma per colpa dei fumogeni o delle bombe carta.

Dove porta questo discorso è chiaro: aboliamo il pubblico negli stadi e, se non basta, aboliamo il campionato di calcio. Tanto, in televisione è la stessa cosa guardare il Napoli o il Tottenham, il Milan o il Chelsea, la Fiorentina o lo Schalke 04. Ieri a Roma giocavano solo due italiani e mezzo: Insigne nel Napoli, Aquilani (più Matri verso la fine) nella Fiorentina. Ci sono più nostri connazionali nel Sunderland.

Per carità, non ho niente contro i calciatori stranieri, alcuni dei quali – solo alcuni, non tutti – sono pure bravi e addirittura simpatici. Ce l’ho con le società, che li acquistano per motivi incomprensibili a noi comuni mortali, incalliti pagatori di tasse: costano di più e non giocano meglio dei nostri. Preferiscono investire ingenti capitali all’estero, comprando anche i brocchi, piuttosto che spendere quattro soldi per far crescere i nostri ragazzi. Se lo fanno, hanno sicuramente il loro tornaconto, non il nostro.

E allora, coraggio: da oggi le partite si guardano solo in televisione, dando la preferenza a quelle che vedono in campo almeno cinque o sei italiani per squadra. Se non ce ne sono, meglio seguire il calcio inglese, tedesco, spagnolo. Dimentichiamo la squadra del cuore e, finalmente, facciamo il tifo per chi gioca meglio e rispetta gli avversari.

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