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Giovani sempre più poveri, ma non è colpa dei pensionati

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Giovani sempre più poveri, ma non è colpa dei pensionati. Il 50° rapporto del Censis registra il “ko economico dei millennial” che hanno “un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media dei cittadini” e una ricchezza familiare che, per i nuclei under 35, è quasi la metà della media (-41,2%). Nel confronto con venticinque anni fa, rispetto ai loro coetanei di allora, gli attuali giovani hanno un reddito inferiore del 26,5% (periodo 1991-2014), mentre per la popolazione complessiva il reddito si è ridotto solo dell’8,3% e per gli over 65 anni è invece aumentato del 24,3%.

Insomma, secondo i dati del Censis, i pensionati incassano sempre di più, i giovani incassano sempre di meno.

Sarà pure così, ma non prendiamocela coi pensionati, molti dei quali sono sotto il limite della povertà. E’ comodo ma vile dare a una categoria la colpa dei problemi di un’altra.

Il sistema retributivo favorisce in misura anche eccessiva chi riesce negli ultimi anni della carriera a farsi promuovere quanto basta a mettere insieme una pensione alta. Ma neanche i pensionati d’oro sono responsabili dei bassi redditi dei giovani.

Non è vero che i giovani sono poveri perché i vecchi sono ricchi, come si potrebbe credere leggendo quei dati.

pensionatiI giovani non trovano lavoro perché l’economia italiana è penalizzata da regole anti-lavoratori come lo statuto brodoliniano (non ti assumo perché poi non ti posso licenziare), da una tassazione eccessiva, che non giova agli investimenti e neanche alle casse dello Stato, da una burocrazia che applica regole fatte apposta per impedire qualsiasi iniziativa privata, dalle regole dell’Ue decise per favorire uno Stato contro l’altro, da un sistema giudiziario che premia gli imbroglioni e penalizza chi vuol investire in Italia, dalla presenza in quasi tutta l’Italia di associazioni mafiose (mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona, partiti) che monopolizzano attività redditizie per riciclarvi i proventi di attività criminali.

Uscire indenni da questa situazione non è per niente facile. Ognuno ha la sua ricetta, la mia è semplice: rimuovere tutti gli ostacoli che ho riassunto nel capoverso precedente. Ma non chiedetelo ai pensionati. Ci pensino i giovani, compresi i disoccupati a cui certo non manca il tempo per occuparsene.

Arrigo d’Armiento

 

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