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Giusto trattare con gli ultras? Nell’emergenza sì, poi però…

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Che allo stadio Olimpico di Roma c’è stata una trattativa, o qualcosa che gli somiglia molto, tra autorità e ultras napoletani lo hanno visto tutti. Il capitano del Napoli, Marek Hamsik (che da tempo sogna di essere ceduto a una squadra di una città meno problematica), è stato costretto a forza a andare a parlamentare col capo degli ultras, l’ormai famoso Genny ‘a carogna, figlio di un boss della camorra.

Che cosa si sono detti non si sa, ma si può immaginare benissimo: Hamsik e le autorità rappresentanti lo stato italiano hanno chiesto il permesso di far giocare la partita Fiorentina-Napoli. Gli ultras, bontà loro, si sono contentati di generiche assicurazioni sulla salute dei tifosi feriti, in realtà volevano una sola cosa: che fosse chiaro che, se si giocava, il permesso lo avevano dato loro.

Renzi, il capo del governo italiano, presente allo stadio, ha evitato per fortuna di andare a parlamentare pure lui e, il giorno dopo, ha fatto sapere con un’intervista alla Stampa di essere rimasto sconvolto nel “vedere i giocatori che andavano a parlare coi capi delle tifoserie”. Presente era presente, ma ha visto male: a parlare con le tifoserie, anzi solo con il capo riconosciuto degli ultras del Napoli, c’era un solo giocatore che pronunciava le poche parole suggeritegli dalle autorità, sempre quelle. Insomma, Hamsik ha fatto da portavoce, la trattativa l’ha fatta lo Stato italiano, con la esse maiuscola.

Renzi ha poi annunciato – è bravissimo negli annunci, meglio di Nicoletta Orsomando – che dopo le elezioni ci pensa lui a eliminare la violenza negli stadi.

Alfano invece no, ha negato che ci sia stata qualsiasi trattativa. Si è trattato solo di informare i tifosi che il ferito non era morto e che veniva amorevolmente curato in ospedale. Il questore ha confermato: nessuna trattativa, abbiamo solo informato e non abbiamo mai pensato di non far giocare la partita.

Prendiamoli sul serio, sia Renzi e sia Alfano. La trattativa c’è stata, la trattativa non c’è stata. Ma, come dice Antonio Lubrano, una domanda sorge spontanea: è giusto o no trattare con gli ultras per far giocare una partita, sia pure per seri motivi di ordine pubblico? La risposta, anche se non piace alle anime belle, è ovvia: nell’emergenza, è giusto, è opportuno che lo Stato tratti, tratti coi tifosi, con gli ultras per evitare disordini nelle tribune e nelle curve, tratti col depresso che vuole buttarsi giù dal Colosseo, tratti addirittura con la mafia per evitare nuove stragi, tratti coi terroristi palestinesi per fare dell’Italia una zona affrancata dagli attentati.

Sì, ma dopo le trattative, lo Stato si ricordi di essere uno Stato e agisca di conseguenza, dando carta bianca alle forze dell’ordine e ai servizi segreti perché compiano il loro dovere, anche con azioni coperte.

Primo compito dello Stato è la difesa del territorio e dell’ordine pubblico. Se lo ricordi Renzi, magari dopo le elezioni, le vinca o le perda.

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