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GOVERNO | Renzi promosso al Senato col voto minimo

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Solo 169 senatori, compresi due a vita – Monti e Rubbia, assenti Ciampi, Piano e Cattaneo – hanno votato sì alla fiducia al governo di Matteo Renzi. Pochi, pochissimi, visto che la maggioranza a Palazzo Madama è di 161. Contro hanno votato gli altri 139 presenti, gli astenuti bisogna andarli a cercare tra gli assenti, perché il regolamento del senato non prevede astensioni e chi vuol votare “ni” deve allontanarsi dall’aula e farsi mettere nell’elenco di chi è rimasto a casa per malattia, per missione o per antipatia verso il nuovo premier.

La minoranza del Pd, il partito di Renzi, ha votato sì soltanto per disciplina di partito, ma pare che stia lavorando col leaderino Civati a mettere insieme un partitino separato: per ora sono separati in casa. Forza Italia ha votato no, dando però la disponibilità a sostenere la riforma elettorale concordata col sindaco di Firenze.

Sorprendente l’intervento di Angelino Alfano, leader di quel partitino, Nuovo Centro Destra, senza i voti del quale Renzi la maggioranza se la scorda. “Non potevamo chiedere di più” ha così riassunto la sua posizione che appare il contrario di quanto ebbe occasione di raccomandare John Fitzgerald Kennedy, con una frase di quelle più citate che imitate: Non chiederti che cosa può fare il tuo paese per te, chiediti che cosa puoi fare tu per il tuo paese. Alfano deve aver capito male, o forse gli è antipatico Jfk. E si è affrettato a dire, senza arrossire, “Non potevamo chiedere di più”. Si riferiva probabilmente al numero delle poltrone da occupare, o forse al programma che Renzi ha così brillantemente evitato di specificare nella sua chiacchierata a Palazzo Madama, limitandosi a evocare i suoi sogni senza indicarne il prezzo. Se Alfano spera di poter chiedere di più agli elettori, probabilmente avrà una delusione ancora maggiore di quella che ha dovuto subire da Renzi e da Napolitano.

Ora si aspetta il sì della camera, dove Renzi può contare su una maggioranza molto più ampia. Ma è proprio questo che può dargli i maggiori dispiaceri. Sicuri che il governo otterrà la fiducia, i dissenzienti del Pd potrebbero senza pericolo mostrare il loro malumore standosene irriguardosamente a casa. Ma non lo faranno, non gli conviene farsi contare. Voteranno sì, pronti alla prima occasione a fare a Renzi lo sgambetto come hanno visto fare a Pirlo, con o senza la collaborazione dell’arbitro.

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