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La Franzoni è pericolosa perché si dichiara innocente

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Nei processi americani, quelli di Perry Mason, agli imputati si chiede di dichiararsi colpevoli o innocenti. Poi si viene condannati oppure no, non tenendo conto della dichiarazione dell’imputato, che può finire sul letto dell’iniezione letale anche se continua a dichiararsi innocente. Ai giudici, ai giurati e al boia non gliene importa un accidente di quella dichiarazione.

In Italia no, non si chiede all’imputato di dichiararsi colpevole o innocente. Lui, l’imputato, si dichiara sempre innocente, se no la condanna è sicura, ovvio. Una volta condannato, l’imputato può continuare a dire di essere innocente, tanto non lo sta a sentire nessuno. Ma c’è un caso, uno solo, in cui il dichiararsi innocente produce o può produrre un aggravamento della pena.

È il caso di Anna Maria Franzoni, la donna condannata per l’omicidio del figlioletto Samuele. Condannata, è il caso di ricordarlo, senza che ci fosse uno straccio di prova, soltanto perché, per pm e giudici, a uccidere il bambino non poteva essere stato nessun altro. Non è stata fatta nessuna indagine sull’ipotesi, avanzata da una pediatra, che il bimbo fosse morto per l’improvvisa rottura di un aneurisma cerebrale, che produce quei danni soltanto nel caso di bambini con fontanella ancora aperta. E Samuele aveva la fontanella aperta e il sangue da lì è sgorgato schizzando fin sul soffitto. Non sarebbe stato il primo caso, c’è ampia letteratura scientifica che lo certifica.

Ma la Franzoni, condannata a sedici anni, non si rassegna a dichiararsi colpevole, continua a dire di non aver ammazzato il figlio. Dichiarazione imprudente nel paese di Pinocchio, il quale per godere dell’amnistia dovette ammettere di essere un birbante, non la vittima del Gatto  e della Volpe.

Gli avvocati della Franzoni – che già gode del permesso di lavoro esterno in una cooperativa sociale e di periodiche visite a casa – hanno chiesto la concessione della detenzione domiciliare. Il tribunale di sorveglianza ha affidato una perizia psichiatrica a un luminare per evitare il rischio di recidiva. Volete sapere che cosa ha sentenziato il luminare dopo averla visitata? Secondo quanto rivela la trasmissione televisiva Quarto Grado, come riferisce l’Ansa, per il luminare la donna soffrirebbe di un “disturbo di adattamento” mostrato da “preoccupazione, facilità al pianto, problemi di interazione con il sistema carcerario” perché – sentite questa e non stupitevi – perché continua a proclamarsi innocente. Per questo motivo, cioè perché continua a proclamarsi innocente, manifesterebbe condizioni di “pericolosità sociale”.

Pensate un po’, la Franzoni in galera si preoccupa, piange e ha “problemi di interazione con il sistema carcerario”. Vorrei vedere chi, da innocente, avrebbe comportamenti diversi. Mi viene in mente che cosa in proposito ha detto Karl Kraus: i pazzi vengono riconosciuti definitivamente tali dai psichiatri per il fatto che dopo l’internamento mostrano un comportamento agitato.

Insomma, se vuole tornare a casa, pur in detenzione domiciliare, la Franzoni deve prima dichiararsi colpevole. Da colpevole non sarebbe pericolosa, da innocente sì. Come Pinocchio.

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