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Napoli, ucciso “per errore” ragazzetto che fuggiva in scooter

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Aveva 17 anni, anzi: li avrebbe compiuti il 29 settembre, come Berlusconi. Girava con gli amici nel suo quartiere di Napoli su uno scooter che non era suo, ma non era rubato, e non aveva assicurazione né patentino. Era un bravo ragazzo, tutto calcio, famiglia, amici e ragazzette, giura chi lo conosceva.

Quando ha visto i carabinieri ha avuto la brutta idea di cercare di fuggire per evitare la multa. Un carabiniere, pare un giovane di 22 anni, nell’inseguimento gli ha sparato addosso uccidendolo. Per errore, dicono i carabinieri, il colpo è partito accidentalmente. Gli amici della vittima dicono che gli ha sparato intenzionalmente, ma è difficile credere che un carabiniere possa aver sparato con l’intenzione di uccidere un ragazzetto che vuole evitare una multa.

Più credibile l’ipotesi che il colpo sia partito per errore, accidentalmente, appunto. Ma se così fosse, non sarebbe meno grave. Sparare per errore, per un carabiniere non è ammissibile. Avrà pur fatto, nonostante la crisi che impone risparmi anche alle forze dell’ordine, un sufficiente addestramento prima di uscire dalla caserma armato di pistola. E addestramento non significa soltanto imparare a prendere la mira, significa – o dovrebbe significare – soprattutto imparare a controllare l’arma e il suo uso, imparare a non sparare per errore.

Alla magistratura va il compito di chiarire che cosa è successo. Alla famiglia e agli amici non resta che piangere. Ai carabinieri tocca pensare un po’ di più prima di mettere una pistola in mano a chi non ha avuto un sufficiente addestramento.

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