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Ricette di giudici o medici? Ognuno si curi come vuole

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“Te l’ha ordinato il dottore?” si chiede a chi insiste a voler fare una cosa spiacevole. Ma il dottore non è dio in Terra a cui bisogna obbedire, come un tempo si faceva coi preti. Però oggi non bastano più dottori e preti, adesso ci sono pure i giudici a voler dire la loro su come curarsi. Ogni giorno si legge di giudici che ordinano al servizio sanitario nazionale di curare o non curare un malato con quella medicina o con quell’altra. C’è una bambina, sofferente di una malattia gravissima, progressiva, dagli esiti letali, che recupera la salute con le cellule staminali. Un medico dice che funzionano, un altro – anche di fronte all’evidenza – dice che non funzionano e non possono funzionare perché non ci sono sufficienti ricerche che lo confermino. Intervengono i giudici: uno dice no e un altro dice sì.

Ma insomma, chi deve decidere come bisogna curarsi? Secondo me, soltanto il malato, o i suoi genitori, i suoi parenti, hanno questo diritto. Avete mai sentito parlare della libertà? Bene, nei paesi civili (da qualche parte ce ne sarà pure rimasto qualcuno) ogni persona ha riconosciuto il diritto di curarsi o di ammazzarsi come gli pare. I più prudenti, prima di farlo consulteranno uno o più medici. Poi, però, spetta a loro decidere che cosa fare: prendere quelle medicine o quelle altre, farsi operare oppure no.

Già, ma chi paga le medicine? Il servizio sanitario nazionale si accolla la spesa per le medicine che corrispondono ai famigerati protocolli approvati dalla “scienza medica”, cioè dalle multinazionali del farmaco e dalle agenzie che hanno il compito di controllare la validità delle loro mercanzie. Questo apparentemente è giusto: non posso pretendere di curarmi i calli con un costosissimo anti-cancro e mandare il conto alla Asl. Lo Stato – vecchio vizio imparato dai preti d’una volta – ti leva più del cinquanta per cento dei tuoi sudati guadagni e poi te ne restituisce una piccola parte sotto forma di elargizione, di elemosina, di medicine “gratuite”. E tu devi pure dire grazie.

Le medicine di fascia A sono gratis per modo di dire: le abbiamo pagate tutti noi con quel 50 per cento di tasse. Abbiamo o no il diritto di adoperare quei soldi, i nostri soldi, per curarci come ci pare? Se lo Stato non vuole che ci curiamo con i farmaci che vogliamo noi, lo Stato ci restituisca i nostri soldi e noi ci arrangeremo. Ma lo Stato non lo farà mai, a meno che noi non lo costringiamo con la forza. O con una sentenza di un giudice intelligente.

Lo Stato è nato per regolare la nostra libertà in modo che non pesti i piedi alla libertà degli altri. Poi ci ha preso gusto e ce ne toglie un pezzetto in più ogni giorno che passa. Per non sbagliare, la toglie a tutti, lasciandola soltanto a chi riesce a tenere in mano le leve del potere. Che cosa si può fare per difenderci? Poco. Ma almeno, ogni volta che vi danno un farmaco gratis, ricordate al medico, alla Asl, al farmacista che quel farmaco voi lo avete pagato molto più di quello che costa. E avete pagato, troppo, anche il medico e i burocrati del servizio sanitario nazionale.

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