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Roma paralizzata dagli studenti convocati da papa Francesco

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Come gli è venuto in mente ai cardinali di eleggere un papa simpatico come Bergoglio? Questo batte Wojtyla in popolarità, in capacità di attirare le masse cattoliche, e di attirarle tutte qui, a Roma, al centro di Roma, paralizzando la città, costringendo i cittadini a rinchiudersi dentro casa, a rinunciare allo shopping, o più modestamente alla spesa al supermercato.

Le avete viste le strade intorno a piazza San Pietro? Negozi chiusi o desolatamente vuoti in via Ottaviano, vucumprà rifugiati nelle vie laterali, senza riuscire a vendere mercanzia contraffatta, occhiali da sole per aspiranti cecati. Wojtyla, almeno, quando ha convocato gli studenti, sapendo che sarebbero arrivati in numero eccessivo rispetto alla capacità della città di assorbirli, li ha spediti a Tor Vergata, in una spianata allestita all’uopo.

I cortei dei pellegrini e degli studenti delle scuole cattoliche, convocati da papa Francesco, hanno cominciato ad affluire dalle prime ore dell’alba, per accaparrarsi i meglio posti, nelle prime file della spianata berniniana. L’avessero fatto nel dovuto religioso silenzio, sarebbe stato sopportabile. Macché, una cantilena dopo l’altra interrotte da richiami selvaggi da una parte all’altra della strada. Per gli abitanti della zona, svegliati bruscamente e prima del suono amico della sveglietta o del cellulare, è risultata poi un’impresa riuscire ad attraversare la strada – parlo sempre di via Ottaviano, dove affacciano le finestre di casa mia – con i volontari della Protezione civile impegnati a difendere i lanzichenecchi invece che i cittadini.

Che diavolo vogliono questi studenti, su suggerimento del papa? Vogliono che la scuola privata sia parificata a quella pubblica, niente steccati hanno scritto sullo striscione, l’unico autorizzato dagli organizzatori. Insomma, soldi per le scuole cattoliche. Hanno ragione, per carità. Don Sturzo lamentava che gli italiani possono scegliere la marca della propria auto ma non da chi far educare i propri figli. Evidentemente, ai genitori l’automobile interessa più dell’educazione dei figli. E chi sceglie la scuola privata, quasi sempre quella cattolica, paga due volte: una volta con le tasse e una volta con la retta. Già, ma gli italiani, quelli che preferiscono scegliere la macchina, sono convinti che la scuola pubblica sia gratuita. No, ai contribuenti costa di più, molto di più, di quanto costa quella privata. Con l’aggravante che la scuola pubblica la paga anche chi non ha la possibilità di usufruirne, o perché non ha figli, o perché preferisce quella privata, o perché è troppo povero per mandare i figli a scuola invece che a lavorare per poter mangiare.

L’imponente manifestazione degli studenti cattolici servirà a ottenere qualche cosa, un contributo alle scuole private, uno sconto sulle tasse, una detrazione sull’irpef? No, non si illudano papa Francesco e i genitori degli studenti. Passata la festa, gabbato lo santo. Qualche politico, qualche ministro, sprecherà parole per sostenere la richiesta, per assicurare che il problema è in cima ai suoi pensieri. Ma il problema rimarrà lì, in cima, non scenderà mai a terra, nelle aule parlamentari.

Tutto negativo, allora, il bilancio di questa manifestazione? No, qualche cosa papa Francesco ha ottenuto: le immagini in televisione e i racconti che i vucumprà faranno ai connazionali mostrano al mondo che la Chiesa cattolica riesce a mobilitare un sacco di gente, forse più di quanta ogni anno va in pellegrinaggio alla Mecca. E qui, a Roma, sotto casa mia, non succede una volta l’anno, succede quasi ogni giorno. Forse è proprio questo quel che hanno voluto i cardinali quando hanno eletto Bergoglio: un gesuita nei panni di un francescano, un papa che da gesuita mette ordine in casa, usando il pugno di ferro, e da francescano attira le folle, sbaciucchia i bambini e scambia la papalina coi berretti dei fedeli.

 

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