I sacrifici di ieri, i bamboccioni di oggi

I sacrifici di ieri, i bamboccioni di oggi –

Chi nasce oggi è portato a pensare che, se non ha una lira, è colpa di chi è nato ieri. E crede di far parte della prima generazione che ha questo problema. La mia generazione, quella nata durante e subito dopo la guerra, trovandosi in una situazione di povertà anche estrema, invece di perdere tempo a prendersela con Mussolini, con Nenni, con Giolitti, con Crispi, Cavour, Pio IX, Garibaldi, Franceschiello, le guerre puniche, si è tirata su le maniche e si è messa a lavorare senza mettersi in testa di dover fare per forza il mestiere sognato.

anziani

Mio fratello a nove anni faceva il ragazzino di bottega nell’emporio della sora Olga, poi ha fatto lo stagnaro nei cantieri e la sera andava alla scuola serale. Diventato geometra, con sacrifici che i bamboccioni d’oggi nemmeno riescono a immaginare, ha potuto fare un lavoro di livello più elevato, ma non scelto. Per scegliere il lavoro, bisogna non avere bisogno dei soldi per mangiare.

I giovani d’oggi, e a 40 anni ancora credono d’essere giovani, sono convinti che se noi prendiamo la pensione, la prendiamo a spese loro, chissà perché. Sono andato in pensione a 70 anni, con il minimo, dopo averne lavorati cinquanta e avere accumulato in tutto 18 anni di contributi. Mio nipote, anni 80, laureato, disoccupato, è andato a fare il pizzettaro in Australia. Laggiù sì, a Roma no, sarebbe stato scendere un gradino nella scala sociale.

Insomma, è vero che abbiamo governi debolissimi, schiavi dei padroni d’Europa, che ci impongono politiche suicide, ma chi vuol lavorare, chi ha bisogno di lavorare per mangiare, uno straccio di lavoro lo trova sempre. Non adeguato al titolo di studio conquistato in un modo o in un altro, ma adeguato a mettere qualcosa nello stomaco. Se gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, è per scelta degli italiani.

Arrigo d’Armiento