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UCRAINA | Il giorno più drammatico: 25 morti nelle strade di Kiev. Torti e ragioni

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Quella di ieri è stata la giornata più drammatica nelle manifestazioni di protesta che incendiano l’Ucraina da mesi, anzi ormai da anni. Nella sola giornata di ieri 25 persone, tra agenti e civili, sono rimaste uccise negli scontri nella capitale. A Kiev i feriti sono centinaia, quelli gravi sono diversi. Tra le vittime anche un giornalista ucraino ferito negli scontri.

Le accuse rimbalzano tra le autorità e i comitati che guidano la protesta. Il presidente Viktor Ianukovich ha dichiarato che l’opposizione ha «oltrepassato i limiti» e «i responsabili saranno giudicati». Ma c’è anche chi soffia sul fuoco, e non è soltanto la Russia che appoggia il governo filorusso di Kiev. Per la prima volta la Germania ha chiesto sanzioni contro il regime.

«I leader dell’ opposizione non hanno considerato il principio democratico secondo cui si ottiene il potere con le elezioni e non nella strada – ha detto Ianukovich in un messaggio alla nazione pronunciato mentre l’ assalto ai manifestanti in piazza era ancora in corso -. Hanno passato i limiti chiamando la gente a prendere le armi. C’è una eclatante violazione della legge – ha aggiunto – e i colpevoli compariranno davanti alla giustizia».

Certamente, nei paesi democratici il potere, o meglio: il compito, il dovere di governare, si ottiene con le elezioni, non con le manifestazioni di piazza. Ma chi protesta lo fa sostenendo che il risultato delle elezioni è stato viziato da brogli, che hanno dato la maggioranza ai filorussi. Va chiarito che i filorussi sono una forte componente, anche se minoritaria, della popolazione ucraina, in un paese che è da sempre legato alla Russia e che per settant’anni è stato parte dell’Unione sovietica.

Ma agli elettori nostalgici di Mosca si sono aggiunti quelli che dell’Unione europea non ne vogliono sapere, anche perché con la Russia Kiev ha forti e convenienti rapporti commerciali, che salterebbero in caso di adesione all’Ue. E la gente teme che la struttura produttiva ucraina, messa in concorrenza con quella europea, e in particolare con quella tedesca, finirebbe in breve tempo fuori mercato trasformando il paese in una colonia di Berlino. E dell’Unione europea fa paura, non senza qualche ragione, soprattutto la prima parola, quella che a molti ricorda un’altra Unione, quella sovietica.

Va aggiunto che l’Ucraina, un paese freddissimo, sopravvive grazie al gas russo che ottiene a prezzo di favore, un prezzo che Mosca ha detto che non concederebbe più se il paese emigrasse nell’Ue. Insomma, adesso l’Ucraina dipende per l’energia e per i rapporti economici dalla Russia, in caso di adesione all’Ue dipenderebbe da Bruxelles e soprattutto da Berlino, che non appaiono agli occhi dei cosiddetti filorussi più magnanimi degli antichi padroni.

Ma i filo-Ue non sono spinti alla protesta soltanto da considerazioni economiche. Non amano la Russia perché  non dimenticano probabilmente i venti o forse più milioni di morti che l’Ucraina piange da quando Stalin decise l’eliminazione dei kulaki, i piccoli coltivatori diretti che furono da un giorno all’altro fatti morire di fame con il sequestro di tutti i loro raccolti, sementi comprese, perché non volevano perdere la libertà accettando di diventare schiavi delle false cooperative di fatto gestite dai burocrati di Mosca.

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