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UN CENTESIMO CI COSTA 4 CENTESIMI. E L’EURO? MOLTO, MOLTO DI PIÙ

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Non avendo nessun problema più serio da affrontare, un gruppo di deputati ha chiesto con una mozione – primo firmatario il tesoriere nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, Sergio Boccadutri, ma firmata anche da onorevoli del Pd, di Scelta Civica e del Movimento Cinque Stelle – che si rinunci a coniare monetine da uno, due e cinque centesimi, perché costano per fabbricarle più di quanto valgono.

 «I costi di fabbricazione di ciascuna moneta da 1 centesimo – secondo quanto scrive Sel in una nota – ammonterebbero a 4,5 centesimi, quelli di ciascuna moneta da due centesimi a 5,2 cent, quelli di ciascuna moneta da 5 centesimi a 5,7». Stando sempre al testo della mozione «dall’introduzione dell’Euro la Zecca avrebbe fuso oltre 2,8 miliardi di monete da un centesimo, 2,3 miliardi di monete da 2 cent e circa 2 miliardi di monete da 5 cent, per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni».

 I deputati firmatari suppongo che appartengano tutti a generazioni giovani. Beati loro. Tanto giovani da non poter ricordare che la stessa questione ha riguardato nel passato le monetine da una e due lire e, successivamente, quelle da cinque, dieci e venti lire. Non va dimenticato nemmeno il caso della moneta metallica da 500 lire, che gli italiani si sbrigarono a tesaurizzare perché l’argento in essa contenuto era subito rincarato nei mercati internazionali. Le case degli italiani ne sono ancora piene.

 Aboliamo i centesimini? Certo le casse dello stato risparmierebbero qualche milioncino, ammesso che l’Ue e la Bce ce lo consentissero. Quei deputati, però, non tengono conto di chi ci rimetterebbe. Forse loro quando vanno al bar o al supermercato non badano al resto, se è di spiccioli. Qualcuno potrebbe però fargli sapere che i pensionati e i disoccupati non la pensano come loro. Possibile che non abbiano mai visto una vecchietta contare e ricontare il resto, protestare se manca un centesimo? Con due monete da cinque centesimi si compra un uovo. Quei deputati, chissà, per motivi di salute, forse gliel’ha imposto il medico, invece di uova sono costretti a mangiare aragoste.

 E poi, perché risparmiare soltanto sui centesimini? Si informino, signori, si informino! Non sono i centesimi, è l’euro ad aver ridotto gli italiani nelle condizioni che tutti vedono, meno forse chi alla fine del mese deve contentarsi del modesto compenso di deputato o senatore.

A noi non resta che aspettare una mozione che chieda al governo di abolire la disastrosa – per l’Italia, non per la Germania – moneta unica. Avanti, coraggio, tra i quasi mille parlamentari in carica, ce ne sarà pure qualcuno disposto a prendere l’iniziativa. Avrà, oltre al nostro, l’appoggio di tutti i pensionati, di tutti i disoccupati, dei loro familiari e amici, insomma: di (quasi) tutti gli italiani.

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