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Un prestito a usura: il piano Ue per comprarsi per pochi soldi l’Italia

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Claudio Borghi Aquilini, economista dell’università Cattolica di Milano, svela sul Giornale il piano dell’Unione Europea per mangiarsi in un sol boccone l’Italia insieme a tutti i paesi dell’area euro che hanno problemi di debito pubblico. Come? Con un maxi prestito a interessi da usura, garantito da tutti i nostri patrimoni: l’oro della Banca d’Italia, Eni, Finmeccanica, le entrate fiscali, per fare qualche esempio.

Lasciamo la parola a Borghi: “ERF. Dietro questa apparentemente innocua sigla si cela l’arma definitiva che l’Unione Europea sta preparando per il colpo finale, il furto di tutte le nostre ricchezze e la chiave a doppia mandata per impedire la fuga dell’Italia dalla tonnara dell’Eurozona”.

Borghi poi spiega che “difficilmente rivedremo qualcosa degli oltre 50 miliardi impegnati a vario titolo nei fondi salvastati. Questa cifra iperbolica è una bazzecola a confronto di quanto rischiamo di giocarci con l’ERF o European Redemption Fund dato che si parla, per la sola Italia, di oltre mille miliardi. (…) Per essere sicuri che la riduzione forzata del debito prevista dal Fiscal Compact avvenga davvero si è inventato un meccanismo diabolico. L’idea sembra orientata alla solidarietà: consentire ai paesi europei con un debito pubblico più alto del limite del 60% del rapporto debito/pil di scaricare tutto il debito in eccesso ad un fondo comune dove possa essere mutualizzato come un super eurobond. Fin qui tutto bene. (…)

L’Italia  – traduce in termini comprensibili Borghi – “scaricherebbe oltre mille miliardi di debito ma a fronte dello scarico occorrerà mettere a garanzia beni e oggetti di valore. L’ERF si mangerebbe quindi per esempio tutte le nostre riserve auree, beni immobili di pregio, le migliori partecipazioni societarie inclusi i gioielli strategici quali Eni e Finmeccanica e addirittura verrebbe alimentato con una sorta di ipoteca sui futuri introiti fiscali. A quel punto sarebbe un gioco da ragazzi portarci via tutto, basterebbe girare la manopola dello spread, per esempio facendo dichiarare alla BCE la propria intenzione di non garantire direttamente il debito monetizzandolo, per precipitarci nel default.

“A quel punto però l’ERF si incamererebbe tutte le garanzie e noi ci ritroveremmo in ginocchio: svuotati di tutti i nostri beni di valore e con ipotecate per il futuro persino le nostre tasse e le nostre pensioni.

“Il piano – scrive Borghi – è semplice e sembra congegnato da un usuraio della malavita: si mette in condizione la vittima di fare debiti e a quel punto ci si offre di “salvarlo” prendendosi tutto ciò che ha di valore e che era stato messo a garanzia”.

Serve un commento? No, serve che gli elettori ritaglino la pagina del Giornale e la attacchino al muro, per ricordarsi a chi dare il voto il 25 maggio e, dopo, per sapere con chi prendersela se l’Italia non sarà più uno stato ma una colonia di sfruttamento gestita da Bruxelles attraverso i suoi quisling locali.

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