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Vincolo di mandato, Grillo lo vuole, la costituzione no

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Se ne discute da quando esistono i parlamenti, da quando i deputati e i senatori sono intruppati dentro i partiti. L’articolo 67 della costituzione, quella nata dalla resistenza (se volete le maiuscole, mettetecele voi), stabilisce che deputati e senatori sono eletti “senza vincolo di mandato”. Insomma, una volta eletti possono votare come gli pare, non sono tenuti a obbedire agli ordini del loro partito e nemmeno sono obbligati a ricordarsi quali promesse hanno fatto a chi li ha votati.

Pensate però a che cosa succederebbe se il vincolo di mandato ci fosse. Deputati e senatori sarebbero ridotti a soldatini di piombo, seduti davanti ai tasti per premere sì o no secondo gli ordini del partito ricevuti dalle cuffiette. Non potrebbero dire neanche “sì, ma” che verrebbero subito denunciati per tradimento della costituzione. Tanto varrebbe sostituirli con una card caricata con un numero pari alla percentuale di voti raccattata da ogni partito e che ogni leader potrebbe usare a suo insindacabile giudizio.

A Grillo, e non solo a lui, l’articolo 67 non piace. Teme, forse, che lo scouting ventilato da Bersani possa sottrargli i più deboli o i più malleabili dei suoi adepti, consentendo a Gargamella, come lo chiama lui, di mettere insieme una maggioranza al senato.

Ci sono precedenti, su alcuni dei quali indaga la magistratura. Scilipoti e Razzi per aver cambiato casacca nel dicembre del 2010 sono ora indagati e devono difendersi dall’ipotesi di reato di corruzione. Se la corruzione sarà provata, sarà giusta anche la condanna. Fino a sentenza definitiva, però, Scilipoti e Razzi sono soltanto due parlamentari che hanno obbedito all’articolo 67, votando la fiducia a Berlusconi, nonostante fossero stati eletti dalla coalizione di centrosinistra.

Nella scorsa legislatura, va ricordato, molti altri parlamentari, circa 180, hanno cambiato casacca, sempre in ossequio all’articolo 67, compresi i 34 che hanno seguito Fini passando dalla coalizione di centrodestra a quella di centrosinistra. E compresi quelli che, dopo aver rinnovato il guardaroba, hanno poi deciso di tornare a vestire gli abiti smessi. Per tutti questi transumanti, tuttavia, nessuno ha presentato denuncia alla magistratura che, pertanto, non ha motivo di indagare.

Che facciamo, lo cambiamo questo articolo 67? No, da cambiare, anzi da eliminare, è il voto di fiducia (articolo 94), che non servirebbe se l’Italia si decidesse a trasformarsi in repubblica semi-presidenziale alla francese. Un governo eletto direttamente dal popolo non avrebbe bisogno di chiedere la fiducia ad altri che al popolo. Quella dei parlamentari non servirebbe più. E deputati e senatori, rispettando l’articolo 67, potrebbero votare liberamente sì o no alle leggi secondo la loro coscienza, la loro convinzione, senza temere di far cascare il governo. Succederà mai? Sì, succederà quando sinistra e destra si troveranno davanti all’impossibilità di formare un governo qualsiasi. Ci siamo quasi.

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