1973-2019 Non è cambiato nulla.

Più informazioni su

Oggi, ascoltando la protesta del popolo Cileno, ho sentito per la prima volta questa canzone meravigliosa. L’ha scritta Victor Jara, martire della dittatura fascista e del colpo di stato di Pinochet.

Insegnante, regista teatrale, poeta e cantautore e, purtroppo per lui, comunista: finì nel mattatoio dei militari subito dopo il colpo di Stato – durò cinque giorni, sopravvisse soltanto cinque giorni alla fine del governo democratico di Allende e di Unidad Popular.

Oggi le masse cilene lo cantano e lo ricordano di fronte, di nuovo, a blindati e fucili spianati: non c’è stato bisogno di un nuovo generale traditore del popolo e della nazione, la Storia stavolta ha riunito in un’unica persona la figura del Presidente e dell’Oppressore, un ultraliberista, ultraricco, filoamericano, quel Sebastian Pinera che ha rimesso i carri armati in mezzo alla strada. Come allora, il mondo si volta dall’altra parte quando la violenza piega la carne, ma non lo spirito del Cile.

In verità nessuno dovrebbe voltare le spalle a questo dramma che è il dramma eterno degli ultimi, degli oppressi, di coloro che versano sangue da schiene piegate dalla miseria. Le piaghe del Cile sono le piaghe di tutti coloro che credono sinceramente nella socialdemocrazia e nella democrazia popolare.

La folla canta di nuovo la canzone di Victor. Cantiamola anche noi e ricordiamoci che tutti hanno el derecho de vivir en paz e non sotto il tacco di una dittatura militare.

cb

Più informazioni su