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25 Novembre. Uil: Roma è capitale femminicidi con 14 casi in 11 mesi

Roma – Quindici femminicidi in undici mesi. Questo il triste bilancio dell’anno in corso nel Lazio, dove il numero delle donne uccise è raddoppiato rispetto al 2020 e per la prima volta ha superato quello degli uomini assassinati, facendo di Roma, con i suoi ben 14 casi, la città italiana con il maggior numero di vittime (seguita a distanza da Milano: 8 casi nel 2021 contro i 4 del 2020).

E purtroppo continua a essere l’ambiente domestico e famigliare il luogo più a rischio. Ben 13 dei 15 omicidi sono avvenuti infatti in famiglia, mentre i rimanenti due sono collegabili alla sfera amicale e/o di conoscenti. Il 90% dei casi coinvolge vittime e carnefici di nazionalità italiana.

Questi alcuni dati realizzati ed elaborati dalla Uil del Lazio e dall’Eures in merito ai femminicidi nella nostra regione nel 2021. Elisa, Clara, Angelica, Chiara, Ada, Alessandra sono soltanto alcune delle donne uccise in questo ultimo anno. Donne non numeri. Ma persone che nella maggior parte dei casi avevano deciso di allontanarsi dal partner violento o da un uomo che non amavano più.

Sono infatti la gelosia e il possesso le motivazioni più ricorrenti degli omicidi, seguite da disturbi psichici o, in alcune situazioni minoritarie, dai cosiddetti femminicidi compassionevoli, legati cioè a lunghe malattie della compagna e spesso alla perdita della sua autonomia funzionale.

Tragedie e gesti che l’isolamento e la mancata capacità relazionale hanno ulteriormente acuito e che la convivenza protratta e forzata dei mesi del lockdown ha esasperato.

“Ciò non significa che il Covid possa rappresentare una benché minima giustificazione a tali atti- commenta il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica- Ma sicuramente la pandemia ha impedito a molte donne di poter chiedere aiuto esterno e di dover sopportare quindi conflitti e liti in maniera più continuativa, senza riuscire a evadere da una realtà spesso soffocante e claustrofobica”.

Realtà che coinvolge purtroppo l’intero nucleo famigliare e che quest’anno più di altri vede anche i figli protagonisti. Sia nel ruolo del carnefice (tre delle quindici vittime sono state uccise dai figli), sia più frequentemente nel ruolo della vittima. E il caso di Vetralla è soltanto l’ultimo della lista. Una lista in cui i bambini diventano l’oggetto di punizione verso la madre.

“E questo- prosegue Civica- evidenzia la totale fragilità di un sistema che, nonostante annunci, panchine rosse e commemorazioni, non ha avuto e non ha ancora la capacità di prevenire certe tragedie. Perché molte di esse sarebbero potute essere evitare, se solo si fosse prestata la giusta attenzione alle denunce o alle segnalazioni di disagio.”

“E invece continuiamo a fare la conta delle morti che aumentano in maniera drammatica, senza individuare una via d’uscita e anzi, spesso, penalizzando a livello locale e nazionale l’ambito sociale che avrebbe bisogno di maggiori risorse e maggiore conoscenza e attenzione. Sono soltanto di qualche mese fa le battaglie contro la chiusura della Casa delle Donne o di alcuni centri antiviolenza periferici.”

“Sono di alcuni mesi fa le proteste contro la chiusura di alcuni luoghi di aggregazione per giovani sottratti così alla strada. Il caso del Mitreo di Corviale è uno degli esempi. Come si può risolvere la situazione penalizzando il sociale?”

“Come si possono evitare queste tragedie se si continua a parlare di raptus o a giudicare abiti e comportamenti della vittima come se fossero un’attenuante? E come si può imporre per legge che un ex marito o compagno violento debba frequentare ugualmente i figli? Poi ci ritroviamo le lacrime e l’impotenza dinanzi a crimini efferati che scuotono le coscienze di ognuno di noi, ma probabilmente non le azioni della politica”.

Un ulteriore elemento di approfondimento riguarda il suicidio dell’autore dopo aver commesso il delitto. Al riguardo emerge come tale situazione si verifichi in un numero significativo di casi, soprattutto nell’ultimo biennio: gli autori suicidi interessano infatti il 23,1% degli autori nel 2019 (quando erano pari a 3), il 62,5% nel 2020 (5 in valori assoluti) e il 60% nel 2021 (9 autori sui 15 censiti).

La maggior parte degli omicidi-suicidi avviene all’interno della coppia. Tale situazione riguarda infatti ben l’80% dei casi registrati nel 2021 (dove 8 dei 10 femminicidi di coppia si sono conclusi anche con il suicidio dell’autore), mentre interessa un terzo dei figli che hanno ucciso la propria madre nel 2021.

Alla gelosia, al possesso e ai disturbi psichici si aggiunge, come motivazione di forte conflitto all’interno della coppia, anche la precarietà economica che in periodo di Covid è ulteriormente precipitata.

Si stima infatti che la pandemia abbia bruciato cinque anni di avanzamento dell’occupazione che in un anno è scesa nel Lazio di ben due punti percentuali (la contrazione più significativa degli ultimi trent’anni), con picchi di circa il meno 3% nella sola città di Roma, prevalentemente per la sua vocazione terziaria. A farne le spese soprattutto le donne. Tra il 2019 e il 2020 il lavoro femminile scende del 3,1% a livello regionale e del 4% nella Capitale, ovvero 33 mila lavoratrici in meno in un anno.

“Una situazione di precarietà economica e debolezza che non aiuta certo la donna a fuggire da un contesto spesso opprimente e violento- conclude Civica- precarietà che se da un lato non può assolutamente rappresentare una scusante, dall’altro però può divenire un’aggravante nella perdita di autonomia e fiducia.”

“È anche per questo che bisognerebbe agire in maniera sinergica su più fronti, perché potenziare il lavoro significa anche trasmettere alle donne vittime di contesti violenti maggiore autonomia e forza e aiutarle a sentirsi meno sole. Cose fondamentali che purtroppo le istituzioni non riescono ancora a garantire”. (Agenzia Dire)