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Storace: Compito del sindaco riparare buche e far camminare i bus

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FRANCESCO STORACE

FRANCESCO STORACE

Nostra intervista esclusiva al segretario nazionale de “La Destra” –

In vista delle ormai prossime elezioni amministrative, abbiamo chiesto al segretario nazionale de La Destra Francesco Storace di illustrarci la posizione politica in merito alla sua candidatura a sindaco di Roma Capitale.

Il popolo di destra, disilluso e nauseato della sua classe politica, che si professava dura e pura e che si è rivelata, invece, molle e corrotta, perché dovrebbe appoggiare la sua candidatura a sindaco di Roma e votarla?

Non tutta la “destra” si è rivelata uguale. Rivendico con orgoglio di essere stato per cinque anni all’opposizione, in Campidoglio, dell’unica Amministrazione di “destra” dal dopoguerra ad oggi. E non per ragioni di poltrone ma perché non condividevo un certo andazzo nella gestione della cosa pubblica. Per sette anni, la magistratura mi ha messo sotto la lente di ingrandimento dopo la mia esperienza di governo alla guida della Regione. Ho il “bollino” di persona onesta che mi hanno dato i magistrati assolvendomi da qualsiasi accusa. E io sono l’unico a non aver preso una lira da Buzzi, Buzzi che festeggiava la vittoria di Zingaretti e la mia sconfitta. Qualcosa vorrà pur dire per rispondere a chi pensa che i politici siano tutti uguali.

Perché votarmi? Perché l’idea strampalata che occorra il nuovo per il nuovo è quella che ci ha portato ad avere il primo grillino in Campidoglio, con Marino: e abbiamo visto tutti non solo come è finita ma, soprattutto, i disastri che ha combinato. Perché governare una realtà complessa come Roma non è una cosa che si improvvisa. Perché stiamo elaborando un programma di governo per la città fatto di cose concrete, della soluzione dei cento piccoli problemi quotidiani dei romani, e che non richieda il consenso e l’impegno dei prossimi 10 sindaci per essere portato a termine. Perché, infine, ho già dimostrato di saper governare sia alla guida del Ministero della Salute che alla guida di una Regione Lazio in cui, all’epoca, gli ospedali si aprivano (S. Andrea, Tor Vergata, CPO di Ostia, Ifo San Raffaele) e non si chiudevano come oggi.

Con quali degli attuali partiti politici di centro-destra farà accordi per portare avanti la sua candidatura?

Non è questione di fare “accordi”: non stiamo al mercato delle vacche. Io sono un uomo di destra, con una storia chiara e netta, fatta anche di scelte che non hanno pagato. Penso che quelli che oggi, provenendo dal vecchio Msi e da An, parlano di centrodestra dovrebbero ricordare quando loro hanno svenduto gli ideali per una poltrona entrando nel PdL e io, al contrario, me ne sono andato in solitaria per non rinunciare a rappresentare un mondo di valori. La politica, ovviamente, richiederà che ci si sieda intorno a un tavolo: io sono pronto ad ascoltare tutti e a dialogare con tutti.

Anche il suo partito ha usufruito di locazioni di favore di immobili di prestigio a Roma del patrimonio immobiliare del Comune di Roma?

No. Neanche una. Noi siamo sempre stati i paria del sistema!

Sapeva delle locazioni di favore da parte del suo MSI?

Guardi, all’epoca ci voleva grande coraggio perché qualcuno affittasse sedi al Msi. Da noi, arrivavano i compagni con le molotov e i mitra. Mica scherzi. E per questo, saggiamente, Almirante scelse la strada di acquisire immobili, molti frutto di lasciti ereditari. Cosa, tra l’altro, che oggi consegna alla Fondazione An un patrimonio immobiliare molto consistente. So anche che negli anni, di fatto, l’unica vera sede “affittata” era quella del Colle Oppio dove aveva storicamente sede il Fronte della Gioventù e che oggi, se non ricordo male, è una sezione di Fratelli d’Italia. Ma, detto questo, ricordo anche che quella sede era un rudere, una topaia buona forse nemmeno per un ricovero di fortuna e che, negli anni, i militanti, i ragazzi l’hanno resa agibile. Dopo di che, per ulteriori informazioni sarebbe meglio rivolgersi in Campidoglio.

Se dovesse diventare sindaco di Roma in cosa si discosterebbe dai suoi predecessori per poter restituire a Roma il suo prestigio e la sua vivibilità?

Innanzitutto, con un impegno formale: si fa il Sindaco. Non si usa Roma per fare carriera politica, come è successo a Rutelli e Veltroni. Roma è un amore che richiede dedizione assoluta. Quindi, si fa il Sindaco e basta. In secondo luogo, direttamente connesso con la prima idea: niente viaggi per il mondo, niente cene di rappresentanza, niente carte di credito. Fai il sindaco 24 ore al giorno: il tuo compito è contare e riparare le buche, tenere la città pulita e in ordine, far camminare i mezzi pubblici. Niente piramidi e opere faraoniche ma lavorare per la quotidianità.

Ci sintetizzi in breve le novità del suo programma elettorale e ci indichi chi farà parte della sua squadra di Governo.

La squadra arriverà poi. Le elezioni sono all’inizio di giugno e mancano ancora molte settimane. Noi abbiamo elaborato una piattaforma di programma di cose da fare ma la stiamo confrontando con le diverse realtà del territorio: cittadini, associazioni, sindacati. Dopo questa fase di confronto, quando, tra l’altro, il quadro politico sarà più chiaro, renderemo noto nel dettaglio il programma. Posso anticipare, come ho detto prima, che non sarà incentrato su opere faraoniche ma sulla quotidianità. Con un obiettivo fondamentale: rendere semplicemente “urbana” Roma.

Pier Francesco Corso

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