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A Roma il caso dei Tnpee: a rischio contagio ma ancora non vaccinati

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Roma – “Siamo quotidianamente a stretto contatto con bambini e adolescenti ai quali in questi mesi non abbiamo mai smesso di garantire una presa in carico ma, a tre mesi dall’inizio della campagna vaccinale, gran parte dei colleghi non e’ stata vaccinata. Per questo chiediamo alla Regione Lazio di procedere quanto prima alla vaccinazione di centinaia di Terapisti della Neuro e Psicomotricita’ dell’Eta’ Evolutiva che operano a Roma e provincia”. È l’appello che Pamela Bellanca, Presidente della Commissione d’Albo dei TNPEE di Roma rivolge all’assessore alla Sanita’ Alessio D’Amato e ai vertici regionali.

“Purtroppo nella campagna vaccinale anti Covid-19 che nel Lazio sta procedendo spedita, migliaia di operatori sanitari libero professionisti (tra cui i TNPEE) sono stati dimenticati e ogni giorno continuano ad erogare le prestazioni con grave rischio di contagio”, spiega Bellanca.

“L’attivita’ che svolgiamo e’ rivolta alla prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuropsicomotricita’, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.”

“Inoltre, il nostro lavoro si svolge prevalentemente con i bambini, un’utenza che spesso non e’ in grado di portare i Dpi e di rispettare le norme. Siamo molto preoccupati e ci auguriamo che si possa porre rimedio a questa ingiustizia”.

“Ci preoccupa l’andamento di questa terza ondata in cui molti colleghi si stanno infettando- continua Stefania Cortese, Vicepresidente della Commissione d’Albo- E ogni giorno che passa la situazione rischia di peggiorare. Gli iscritti chiedono chiarezza ai vertici organizzativi e noi ci uniamo a loro.”

“I tempi non li sta dettando l’Ordine TSRM e PSTRP di Roma al quale apparteniamo ma la Regione. È stata inviata, ormai da settimane, una lista di iscritti ma molti professionisti ci segnalano che il Centro unico di prenotazione risponde che non esiste una lista di sanitari.”

“Inoltre, molti segnalano ingiustificate differenze tra ASL: alcune efficienti hanno proceduto alle convocazioni e alle somministrazioni e altre in alto mare”.

Non c’e’ chiarezza neppure sulle modalita’ di chiamata dei sanitari alla vaccinazione: “Ciascuna ASL ha scelto una modalita’ differente di comunicazione. Spesso il professionista viene contattato telefonicamente e se non ha possibilita’ di rispondere nell’immediato, non ha poi possibilita’ di capire come riattivare la comunicazione. Tutto questo accresce un senso di disorientamento e di preoccupazione. Non e’ accettabile”.

“Spesso i genitori dei ragazzi che abbiamo in cura- conclude Bellanca- ci chiedono se siamo vaccinati: una domanda a cui dobbiamo rispondere quasi sempre in modo negativo. Ma il paradosso e’ alcuni di loro sono gia’ vaccinati e molti lo saranno in quanto caregiver.”

“Noi invece rischiamo di aspettare ancora settimane se non mesi. Si tratta di un problema che registrano anche altre professioni dell’Ordine e ci facciamo portavoce anche delle loro richieste. Occorre fare presto”.

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