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Alemanno: “Bilancio più difficile degli ultimi anni del Comune. Roma pù essere la prima città ad uscire dalla crisi”

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«Quello approvato venerdì scorso è il bilancio più difficile degli ultimi anni del Comune di Roma. Per la prima volta abbiamo introdotto un principio di quoziente familiare dentro un Comune, e lo abbiamo fatto sulla Tari». Lo afferma il sindaco di Roma Gianni Alemanno sul suo blog. Il sindaco ha spiegato che «l’Imu porta nelle casse del governo e non quelle del Comune di Roma 1,596 mld, ma nonostante questo noi abbiamo subito un taglio dallo Stato di ben 260 milioni che si uniscono ai 130 milioni subiti come taglio dalla Regione. Tutti questi tagli ci hanno costretto a tenere l’Imu al 5 per mille sulla prima casa e al 10,6 per mille per la seconda casa. Abbiamo dovuto tutelare la prima casa. Il governo ha previsto sull’Imu prima casa una detrazione di 200 euro e 50 euro per ogni giglio, quindi un primo segnale per il quoziente familiare». Per attutire il peso delle tasse il più possibile «abbiamo tagliato in maniera sistematica, sui costi della politica, sui costi interni del Comune, ma non abbiamo tagliato la spesa sociale, asili nido o mense». Alemanno sottolinea inoltre che «per la prima volta abbiamo introdotto un principio di quoziente familiare dentro un Comune, e lo abbiamo fatto sulla Tari, la tassa dei rifiuti e la più antifamiliare perchè più erano i membri della famiglia più era alta la Tari. Oggi non è più così: abbiamo introdotto detrazioni crescenti per figlio che daranno sgravi a 90mila famiglie per 27 milioni di euro». In merito all’occupazione, il sindaco spiega che nel bilancio «è stato introdotto un fondo di 15 milioni in cui 10 sono dedicati alla possibilità di stabilizzare precari, gli altri 5 sono dedicati ai giovani a dare loro lavoro, con l’auto-imprenditorialità o il servizio civile». Ma «abbiamo anche introdotto la partecipazione dei lavoratori dentro il cda della holding che controllerà tutte le società partecipate capitoline: nel cda siederà una persona eletta dai lavoratori, e questo per la prima volta in Italia».

«Di fronte alla spinta del governo a privatizzare, a smantellare il capitalismo municipale, a non avere troppe società di proprietà dei comuni, abbiamo previsto la privatizzazione del 20% di Acea, un’occasione per attrarre nuovi investitori nella realtà romana. Faremo in modo che la vendita sarà centrata nei confronti di investitori istituzionali, per tutelare il valore pubblico dell’acqua e dell’energia elettrica». Continua il sindaco sul suo blog. «Facciamo questa privatizzazione sulla base di una legge dello Stato – aggiunge – votata dal Pdl e dal Pd. Eppure nonostante il Pd abbia votato questa legge a livello di Parlamento, qui al Comune insiste nel fare un ostruzionismo. Non è più ammissibile una politica strumentale, che si barcamena di volta in volta per dare segnali di carattere demagogico». «Da Roma vogliamo fare in modo che i cittadini possano avere una speranza. Le crisi si superano con una nuova prospettiva di sviluppo insieme all’equità. Siamo pronti a tutti i confronti e alla trasparenza. Roma insieme a una grande voglia di fare può essere la prima città a uscire dalla crisi».

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