RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Alemanno: “Sant’Egidio lontano dalla realtà delle nostre azioni sugli immigrati e nomadi presenti a Roma”

Più informazioni su

Mi dispiace, ma noi dobbiamo andare avanti. Comprendo le motivazioni umane e la sensibilità della Comunità di Sant’Egidio, ma ritengo lontane dalla realtà le loro valutazioni sulla nostra azione nei confronti degli immigrati e dei nomadi presenti a Roma«. Lo dichiara, in una nota, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. »Questa azione, ampiamente condivisa con la Prefettura di Roma e oggetto di un continuo confronto con molte organizzazioni del terzo settore e di orientamento cattolico, si articola – spiega Alemanno – su una serie di punti precisi. La nostra città già da tempo deve confrontarsi con una presenza di persone senza fissa dimora largamente superiore alle proprie capacità di accoglienza, sia in strutture pubbliche che in quelle offerte dal volontariato sociale. I richiedenti asilo e i rifugiati politici a Roma, già prima dell’emergenza nord africana, erano più di 8.000 (stime della Questura) a fronte di una capacità di accoglienza massima di 1.600 posti. Il numero di nomadi presenti nella nostra città, oltre ai 3.400 abitanti all’interno dei campi autorizzati, assomma anche 1.600 abitanti in campi tollerati e 2.500 (insieme a immigrati comunitari) in campi abusivi. In totale, comprendendo tutte le persone senza fissa dimora di qualunque origine e provenienza, si giunge ad un totale di 22.000 persone a fronte di una capacità complessiva di accoglienza di circa la metà (tenendo conto sia del circuito istituzionale che di quello garantito dalla società civile). L’amministrazione capitolina, di concerto con le altre istituzioni, ha da tempo avviato azioni per dare risposte a queste esigenze. innanzitutto attraverso il Piano nomadi che prevede un allargamento dell’accoglienza a 6.000 persone in campi autorizzati. Parallelamente, attraverso una forte richiesta di supporto alle istituzioni statali e regionali, si sta cercando di rafforzare il circuito di accoglienza per i rifugiati politici e gli immigrati in condizioni di fragilità. Tutti questi interventi sono ispirati al principio di legalità e solidarietà, con l’obiettivo di giungere a una piena integrazione nel tessuto sociale cittadino nel quadro di legalità garantito dalle leggi dello Stato. Per questo la sostenibilità di questi interventi è legata non soltanto agli spazi fisici necessari alla residenza, ma anche agli spazi sociali indispensabili per offrire una prospettiva di accoglienza nella dignità e di sussistenza nella legalità. In questo contesto è impensabile adottare il principio secondo cui «chiunque arriva con qualsiasi mezzo nella nostra città ha comunque diritto ad avere non solo assistenza ma anche alloggio». Questo non solo per i numeri già presenti in città, ma soprattutto in conseguenza dei forti flussi migratori indotti dalla crisi economica nell’est europeo e dalla crisi politica nel nord africa. Rispetto a nomadi e immigrati comunitari è drammaticamente errato dare il messaggio che chiunque si trasferisca nel nostro territorio cittadino deve trovare alloggio in campi o strutture di accoglienza: questo atteggiamento non può non attrarre un flusso crescente e incontrollabile di arrivi nella nostra città. Per quanto riguarda gli immigrati nord africani, la nostra nazione è impegnata in un’opera di solidarietà che deve ripartire in maniera equa il carico di accoglienza su tutto il territorio nazionale, tenendo conto delle presenze preesistenti, in particolare in aree metropolitane difficili come quella di Roma. Quindi la nostra Amministrazione non si vuole sottrarre al proprio compito in quest’opera umanitaria, ma chiede con fermezza che il peso dell’accoglienza sia ripartito equamente tra tutte quelle regioni, in particolare del nord Italia, che fino ad ora non hanno accolto quasi nessuno«. «In particolare, i campi abusivi e le baraccopoli nella nostra città rappresentano un’emergenza che non può più essere ignorata. I quattro bambini morti nella capanna costruita con materiale altamente infiammabile a Tor Fiscale, rappresentano la prova di quanto possano essere pericolosi questi accampamenti di fortuna – continua il sindaco – Dopo vari tentativi di creare alternative di accoglienza a questi campi, attraverso l’ipotesi di utilizzo di tendopoli o di aree demaniali, l’unica proposta accettabile è stata offerta dall’utilizzo del CARA di Castelnuovo di Porto. Questa scelta ha generato vivaci proteste da parte dei sindaci e delle popolazioni della zona, rimostranze che hanno indotto il Prefetto a limitare l’utilizzo di questo Centro a donne, bambini e soggetti fragili. D’altra parte un utilizzo indifferenziato porterebbe il centro a saturarsi rapidamente, così come è già successo al centro di assistenza di Via Salaria, utilizzato dal 2009 dalla nostra Amministrazione ed oggi in via di acquisizione definitiva attraverso uno stanziamento di10 milioni di Euro nel bilancio capitolino. Va sottolineato che molte famiglie di nomadi e immigrati neo comunitari che oggi vivono in accampamenti abusivi, hanno scelto di stabilirsi a Roma non per totale mancanza di un’altra abitazione, anche nella loro terra di origine, ma nella speranza di trovare un reddito aggiuntivo, spesso derivante da attività di carattere illegale. Purtroppo i dati forniti dalla Questura dimostrano chiaramente che nei quartieri limitrofi agli accampamenti abusivi si riscontra un tasso di reati predatori superiori alle altre aree della città. Ignorare questo dato di fatto significa offrire alibi per alimentare nella popolazione cittadina sentimenti di rifiuto nei confronti di nomadi e immigrati, a tutto danno di coloro che vogliono perseguire percorsi di integrazione nel tessuto sociale e lavorativo di Roma. Infine, per quanto riguarda i nuclei familiari divisi, voglio ricordare che anche negli Ostelli e nei centri accoglienza della Caritas avviene lo stesso per motivi logistico-organizzativi e non certo ideologici. In sintesi la nostra azione è ispirata a un percorso realistico sostenibile e di buon senso per realizzare solidarietà e integrazione nel rispetto della legalità. Questa è l’unica politica in grado di evitare il completo collasso del sistema di assistenza sociale a Roma e il nuovo diffondersi di sentimenti di intolleranza e di discriminazione nei confronti di nomadi e immigrati. Siamo disponibili a confrontarci su queste scelte con la Comunità di Sant’Egidio e con chiunque altro non le condivida: per questo rinnoviamo ancora una volta la disponibilità, che fino ad ora non ha trovato riscontro, a organizzare incontri e confronti sistematici per individuare azioni concrete e realistiche con cui affrontare queste drammatiche emergenze>>.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RomaDailyNews, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.