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Amministrative Roma: Alfonso Luigi Marra in corsa per il Campidoglio

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Il leader del PAS sostenuto da dieci liste indipendenti: “I programmi degli altri partiti ottimi ma per loro irrealizzabili”

«Sono così belli (ancorché copiati gli uni dagli altri) i programmi degli altri partiti, che mi sforzerò di attuarli se sarò eletto, perché loro, invece, non possono farlo, dato che gli mancano due presupposti: i soldi, perché la società non avrà mai i soldi per far nulla se prima non si abolisce il signoraggio e le 5 leggi regala-soldi alle banche; e una giustizia veloce, perché per riuscirci non basta una giustizia posticcia come l’attuale». Alfonso Luigi Marra, leader del PAS-FermiamoLeBanche, annuncia la sua candidatura a Sindaco di Roma sostenuto da dieci liste indipendenti: Fronte Giustizialista, Pensioni e Dignità, La Zampa – Animalisti e Ambientalisti, Dimezziamo lo stipendio ai politici, No alla chiusura degli ospedali, Lega Italica, Viva l’Italia, Forza Roma, Partito Nazionale Stranieri in Italia. E la annuncia con un programma sintetico ma davvero da leggere (è ovunque in internet), denso di proposte di sorprendente semplicità per risolvere, ad esempio, problemi come quelli dei trasporti, del traffico, della spazzatura, della normalizzazione delle municipalizzate e dell’apparato e molto altro. Giustizia veloce e recupero delle risorse attraverso l’abolizione del signoraggio e delle altre illiceità bancario perché, scrive: «I problemi di Roma (e dell’Italia) non sono frutto di immoralità ma di illegalità, per cui, se la giustizia fosse veloce domerebbe in un attimo le banche, le assicurazioni e le burocrazie. E così, mentre gli altri partiti devono tacere sui crimini delle banche e dei loro opachi media, io procurerei tanti tanti soldi al Comune di Roma, scrivendo personalmente le citazioni per contestare quei miliardi di suoi presunti debiti verso le banche non dovuti. Soldi che recupererei subito mobilitando la cittadinanza in una garbata azione verso la magistratura romana, compresi il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, la Cassazione e la Corte Costituzionale (così salveremmo tutta l’Italia), per costringerla a fare in un paio di mesi tutte le cause civili e amministrative che fa marcire da anni e l’unica causa penale che conta: quella per la confisca delle quote private della Banca d’Italia e quindi del 15% della BCE di sua proprietà, per eliminare così il signoraggio e aprire gli occhi del mondo su questo immenso crimine». Attraverso l’eliminazione dell’anatocismo bancario, delle commissioni di massimo scoperto, dell’accredito tardivo dei versamenti e del divario tra tassi attivi e passivi si otterranno somme enormi che consentiranno a Roma, e in Italia, di istituire sussidi pari alle retribuzioni per i disoccupati, aumentare fortemente le pensioni civili e di invalidità, avviare la riconversione industriale a partire dall’opera di disinquinamento e risanamento di Roma, grande potenziamento dei trasporti pubblici, della sanità e dell’istruzione. «Roma inoltre non si sentirà mai realizzata» conclude Marra «finché non avrà riassunto il ruolo di capitale mondiale della nuova civiltà, cultura ed economia umanistica».

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