Atrofia muscolare spinale, Mercuri (Gemelli): nuove terapie su presintomatici sono incoraggianti

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Roma – “Cos’e’ l’atrofia muscolare spinale? E’ una malattia genetica con una incidenza di circa 1 su 6mila/10mila nati ed e’ legata alla mutazione del gene Smn. Mutazioni di questo gene fa in modo che non si produca una proteina utile per i motoneuroni che sono le strutture che danno l’impulso ai muscoli.”

“Quando facciamo riferimento alla Sma parliamo di un gruppo di patologie che vanno da una forma molto grave, conosciuta anche nel passato come quella di tipo 1, che si caratterizza per la sua comparsa prima dei 6 mesi.”

“Questi piccoli pazienti, prima delle terapie di cui parleremo, non riuscivano ad acquisire la capacita’ di stare seduti da soli. La forma di tipo 2 aveva una comparsa, tra i 6 e i 12 mesi e si caratterizzava per una forma medio grave perche’ nonostante i bambini riuscissero a stare seduti non acquisivano mai la capacita’ di camminare.”

“Infine la forma di tipo 3 insorgeva dopo i 12 mesi di vita e dunque questi bambini riuscivano a camminare in ritardo ma una buona parte dei pazienti ma perdeva durante l’adolescenza la capacita’ di camminare”. Cosi’ il professor Eugenio Mercuri, direttore Unita’ Operativa Complessa Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Gemelli Roma, nel suo interventO durante il webinar organizzato da FamiglieSMA, in collaborazione con l’Osservatorio Malattie Rare e con il contributo non condizionato di Novartis Gene Therapies.

“Oggi mi concentrero’- prosegue Mercuri- di piu’ sulla forma di tipo 1 perche’ e’ piu’ grave e anche i risultati d trattamento sono piu’ eclatanti e che ci interessa trattare precocemente perche’ se non si fa nulla i pazienti nei primi mesi di vita perdevano la capacita’ di movimento non solo a livello degli arti e del tronco ma anche in riferimento ai muscoli respiratori e della deglutizione.”

Continua Mercuri: “Nel periodo in cui non c’erano dei trattamenti avanzati il 90% dei bambini affetti dalla malattia non sopravviveva oltre i 20 mesi di vita o se lo faceva e’ perche’ era sottoposto a tracheostomia oppure attaccati ad un ventilatore h24. Una malattia estremamente grave con una capacita’ motoria sin dalla nascita residua e non mostravano nel corso del tempo nessun miglioramento o stabilizzazione al contrario nel tempo si verificava una progressiva perdita di funzioni che portava alla morte entro i due anni di vita”.

“Negli ultimi anni- spiega l’esperto- c’e’ stata una vera e propria rivoluzione nel campo terapeutico rispetto alla Sma. I progressi dei trial clinici, in particolare lo studio di tre farmaci che hanno concluso l’iter di fase 1, 2 e 3 e che sono arrivati alla discussione con gli enti regolatori e all’approvazione.”

Ancora Mercuri: “Questi farmaci hanno meccanismi d’azione diversa e aprono a scenari di possibili terapie combinatorie che non sono state ancora testate. Mentre avremo alcuni farmaci che agiscono sul gene Smn1 altri agiscono sul gene Smn2.”

“La terapia genica si propone di eradicare il problema alla radice di affiancare il gene malato e di introdurre, mediante un vettore virale, un gene che e’ in grado di produrre la proteina funzionale. Questo e’ il principio alla base della terapia genica.”

Prosegue Mercuri: “A tal riguardo gia’ uno studio del 2016 dimostrava che tutti i bambini che sono stati trattati avevano una sopravvivenza maggiore ai 20 mesi. Quando sappiamo che generalemente solo un 8% dei malati sopravvive oltre i 20 mesi.”

“Sopravvisuti al follow up 4 anni dopo il trattamento. Bambini quindi affetti da Sma di tipo 1 che trattati oggi possono anche riuscire a stare seduti da soli cosa che come detto all’inizio nel passato non accadeva”.

“Gli studi confermatori a questi trattamenti- sottolinea Mercuri- hanno dimostrato una sopravvivenza e migliori capacita’ funzionali. Mentre lo studio sui presintomatici e’ ancora ad interim i primi risultati che vi mostro sono promettenti.”

“Se i bambini sono trattati prima della comparsa dei sintomi seguono le stesse tappe dello sviluppo come i loro coetanei senza patologia come stare seduti, in piedi e camminare”.

Ancora Mercuri: “Se guardiamo agli approcci che mirano ad aumentare la quantita’ di proteina funzionante prodotta dal gene Smn2 puo’ essere indotta con piccole molecole con il Risdiplam o con il Nusinersen. Mentre lo studio sulla somministrazione della molecola Risdiplam porta ad una buona sopravvivenza e allo stesso tempo un miglioramento della funzionalita’ di questi bambini.”

“Il Nusinersen essendo disponibile sul mercato da un paio di anni ci consente di riflettere sui dati acquisiti anche dal mondo reale in Europa, Italia ovviamente compresa e in America. I risultati ricavati dai centri facenti parte del network italiano di tutti i bambini trattati dimostrano un miglioramento. Risultati eccellenti nei pazienti presintomatici.”

Insiste Mercuri: “E’ importante intercettare i pazienti prima che compaiano i segni perche’ avremmo una risposta diversa. Nursinersen nei presintomatici consente di arrivare alla tappa di stare seduti, in piedi o a camminare ma acquisiscono come i loro coetanei sani come gia’ era accaduto per la terapia genica”.

Conclude il professor Mercuri: “Siamo felicissimi dei risultati con i trattamenti attraverso queste molecole. Gli gli studi sui pazienti sintomatici avevano suggerito che l’intervento tempestivo dopo la comparsa dei sintomi ma ancora piu’ importante intercettare i soggetti prima della comparsa dei sintomi, grazie allo screening neonatale, possiamo conseguire dei risultati eccezionali. E’ importante trattare e farlo precocemente”.

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