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Bergamo: crisi occasione per ripensare ruolo città

Roma – Come si trasformeranno le citta’ dopo l’emergenza coronavirus? Quale sara’ il ruolo dei centri urbani per tornare a una vita ‘normale’, ma al tempo stesso diversa da quella conosciuta fino a oggi? Luca Bergamo, vicesindaco di Roma con delega alla Crescita culturale, Salvatore Settis, storico e archeologo, Giovanni Maria Flick, giurista ed ex ministro di Grazia e Giustizia, e gli architetti Margherita Petranzan e Franco Purini ne parlano nel libro ‘La citta’ per l’uomo ai tempi del Covid-19′, appena pubblicato da La nave di Teseo. L’agenzia Dire ha intervistato al riguardo Luca Bergamo, chiedendo al vicesindaco un focus sulla Capitale:

Come nasce l’idea di questo libro? “Prima della pandemia ci siamo incontrati in diverse discussioni sulla citta’, e il libro nasce proprio da una sollecitazione di Giovanni Maria Flick a scrivere una riflessione sulla funzione della citta’ e su come diritti e conflitti si svolgono nelle aree urbane. Dunque, non si tratta di Roma in particolare, ma della funzione che hanno le citta’ nel nostro tempo. Il mio contributo vuole essere un ragionamento che collega la relazione tra la citta’ e le sue disfunzioni: da luogo in cui ci si e’ rifugiati per proteggersi e per crescere, in cui sono nati i grandi valori contemporanei dell’Illuminismo e poi dei diritti umani, a luogo in cui tutto questo viene negato per effetto di una trasformazione vertiginosa legata alla finanziarizzazione dell’economia.”

“Tuttavia, quello che non e’ accaduto dopo la crisi del 2008, cioe’ una discussione profonda del modello di sviluppo basato sul consumo privato e sulla privatizzazione di una sfera pubblica, auspico che possa accadere oggi: la crisi dovuta al Covid-19 evidenzia come l’assalto alla sfera pubblica abbia messo in fortissima discussione la possibilita’ di realizzare quei diritti fondamentali che sono in parte nella nostra Costituzione e in parte nella Dichiarazione universale dei diritti umani. E un valore della societa’ diverso rispetto a quello intrapreso e’ certamente la realizzazione del diritto di partecipare alla vita culturale”.

La crisi dovuta al Covid-19, dunque, come occasione per ripensare le citta’ e il loro ruolo. Verso quale direzione? “Piu’ che opportunita’ direi che abbiamo la responsabilita’ di farlo. Di come vorremmo che fossero le citta’ ne parliamo gia’ da tempo attraverso una iniziativa che abbiamo assunto insieme all’organizzazione mondiale dei Comuni e dei Governi locali che abbiamo chiamato ‘Carta di Roma 2020′ e che vorrebbe essere un riferimento per tutte le citta’ del mondo. Un documento che si concentra proprio sulla funzione dei diritti culturali come realizzazione o come esempio di un modello di sviluppo sociale intorno all’umano e non all’arricchimento personale. Questo ha molte implicazioni. Per esempio sul mercato immobiliare, con forme abitative pensate per nuclei familiari, con una rotazione di chi vi abita nel corso del tempo e in cui l’accesso non sia necessariamente attraverso la proprieta’, ma attraverso un affitto che sia calmierato, il che vuol dire la possibilita’ per gli enti locali di imporre una tassazione penalizzante per chi lascia vuoti gli spazi”.

E come sara’ invece Roma a suo avviso dopo il coronavirus? “Oggi non lo sa nessuno. Ci sono diverse possibilita’, alcune vanno in direzione di una societa’ che si umanizza, altre invece verso una societa’ che si assoggetta non solo temporaneamente a un maggiore controllo della vita privata. Quello che sappiamo e’ che tutti vogliamo tornare in fretta alla vita che avevamo prima, ma questa e’ una forza potente sia per andare in una direzione che nell’altra. Quale delle due prevarra’ dipende da molti fattori, tra cui le scelte che fanno i Governi della citta’ che pero’ hanno insufficienti poteri e risorse.”

“Su Roma in particolare io sono convinto – e lo dico da tempo – che l’asse di sviluppo debba essere il suo sistema produttivo di conoscenza e di cultura. È evidente che il modello pensato nel passato, e che io tra l’altro ho contestato, che immaginava la funzione culturale al servizio prevalente del turismo oggi non tiene piu’. Dunque, da una parte c’e’ un problema di riconversione della funzione turistica e dell’altra riconoscere finalmente che la posizione nel mondo di Roma debba essere pensata intorno a questa sua specificita’, non perche’ attrae turisti, che sono ovviamente benvenuti”.

Da vicesindaco della Capitale d’Italia come sta vivendo questo momento inaspettato? “Non mi aspettavo di vivere personalmente questo pezzo di storia, ma mi aspettavo che accadesse. Il mondo iperconnesso ha difficolta’ a governare fenomeni che si propagano rapidamente. La vera novita’ di oggi e’ che l’epidemia colpisce contemporaneamente in tutti i Paesi. E questo ha un significato e degli effetti giganteschi. Di fronte a un fenomeno di questa dimensione, nella propria funzione ci si sente iper responsabile e allo stesso tempo tanto piccolo.”

“La scala dei fenomeni e degli strumenti che si hanno a disposizione per affrontarli e’ totalmente sproporzionata. Per questo ho lavorato con i miei colleghi assessori alla Cultura per dialogare con il Governo nazionale, perche’ so che le risposte del sistema culturale non possono essere date soltanto con gli strumenti degli enti locali. Serve un muoversi insieme, una cosa poco abituale in Italia e provare a farla e’ molto faticoso, ma osservo una grandissima disponibilita’ a pensarsi come una collettivita’. È importante che questo non venga dissipato e che non si torni al solito battibecco completamente sterile per il benessere delle persone”.