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Berlusconi: da Geithner e dal Financial Times i “riscontri” del colpo di stato

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La reazione di Berlusconi alle affermazioni di Timothy Geithner sul complotto europeo e italiano per far cadere il governo eletto dal popolo non potevano tardare. Il capo di Forza Italia lo ha fatto con un’intervista concessa al Foglio di Giuliano Ferrara, da cui traiamo le risposte più significative alle domande del giornalista.

 “Avevo detto che nelle mie dimissioni del novembre del 2011 c’era un elemento di coazione, che le cose si erano sviluppate e non per caso a ridosso del G20 di Cannes subito precedente la nomina di Monti senatore a vita eccetera, che un conto è il mio senso di responsabilità nazionale e un conto furono le manovre, esterne e interne, per eliminare un uomo di stato che in Europa contraddiceva il pensiero unico delle burocrazie e dell’ establishment tedesco, capeggiato da Angela Merkel. Ecco qui le più rilevanti conferme da Washington e da Londra (si riferisce all’articolo del Financial Times sulla crisi dell’euro e dei rapporti tra Europa e Stati Uniti, ndr). Puntuali. I magistrati che mi hanno perseguitato una vita senza prove li chiamerebbero ‘riscontri’ del colpo di stato”.

“Dicono di aver evitato all’Italia di finire come la Grecia, i nostri sapientoni, in realtà avevano tentato di cacciare il nostro paese, con la strategia dello spread, in una condizione alla greca. Io l’ho impedito, ma quando ho visto che si apriva un fronte interno di desolidarizzazione, al quale non era estraneo perfino il capo dello stato, quando ho capito che l’interferenza era arrivata al suo culmine, ho preferito mettere l’interesse del paese alla stabilità nell’emergenza davanti allo scandalo di una cacciata dalla guida dell’esecutivo dell’ultimo presidente italiano scelto dal popolo. Cioè chi le parla. Ma lo scandalo resta, e se l’informazione fosse una cosa più seria e più libera di quella che effettivamente è, se ne parlerebbe e si indagherebbe anche in Italia, non solo a Washington e a Londra”.

“E quella battaglia  (per una Bce e per istituzioni sovranazionali capaci di una politica espansiva, non solo finanziaria, in difesa delle economie reali d’ Europa) continua adesso, anche con queste elezioni: da un lato i chiacchieroni, che chiedono il voto in premio alla demagogia o all’attivismo senza una direzione chiara, dall’altro il sottoscritto, cioè chi ha cercato con successo di fermare il treno crisaiolo della Bundesbank e delle eurocrazie, e per questo ha pagato il prezzo che ormai sappiamo alle sue scelte lineari”.

Il giornalista gli chiede: Se aveva ragione nel braccio di ferro con la Merkel, come gli riconosce Obama (e nessuna smentita è arrivata al Financial Times), non avrebbe dovuto resistere? “Era forse nel mio interesse personale, oltre che nelle regole della democrazia italiana e di quella europea, ma la serie di manovre convergenti del fronte esterno e di quello interno avevano reso l’aria irrespirabile, e ora che le cose vengono in chiaro si capisce il perché, anche il perché della mia scelta ispirata al senso dello stato. Una scelta che è arrivata solo dopo che l’Italia aveva ottenuto, anche a Cannes, la garanzia di essere lasciata in  pace sulle riforme, da me tutte avviate o realizzate nei miei anni di governo”.

Comunque, dice Berlusconi, “ora il problema è il futuro, visto che Mario Draghi ha fatto parte di quanto era dovuto e la situazione è ritornata parzialmente sotto controllo, su una linea che era la nostra linea: espansione monetaria, credito capace di trasmettersi a tutto il sistema e liquidità in difesa non del sistema bancario ma della salvezza finanziaria del risparmio e degli investimenti di imprese e famiglie”.

Chi vuol leggere il testo per intero, si compri il Foglio di oggi.

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