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Bobo Craxi: A Roma perché il Psi intende continuare a esserci

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    Intervista esclusiva a Bobo Craxi: A Roma perché il Psi intende continuare a esserci –

    “La nostra è una forma di prenotazione per il futuro. Presentarsi nella capitale d’Italia significa che il Partito socialista intende continuare ad esserci. Non si può mantenere viva una tradizione come la nostra senza la presenza nella capitale d’Italia. Vi è una simbologia in questo che non può sfuggire a nessuno”. A parlare è Bobo Craxi (nella foto), capolista del Psi a Roma nelle elezioni amministrative di ottobre. Il Partito socialista sostiene Roberto Gualtieri candidato del centrosinistra nella sfida per il Campidoglio.

    “Ho accettato di buon grado la candidatura a Roma – continua Bobo Craxi – cogliendo questo elemento sostanziale. Chi ha vissuto una lunga stagione all’interno del socialismo italiano ha anche degli obblighi morali che prescindono dall’ambizione. Si tratta di sorreggere una nuova generazione di socialisti cercando di sintonizzare il voto romano con quello di altre capitali europee. Una eventuale vittoria dei socialisti a Berlino nelle elezioni generali, l’affermazione della leadership di Sanchez in Spagna, poi il Portogallo, generano l’esigenza di non smarrire il filo che lega una grande capitale europea al resto d’Europa”.

    Torniamo in Italia… 

    “Vedo all’orizzonte un disfarsi del sistema politico italiano. Quando parlo di prenotazione è perché dobbiamo trovarci pronti: l’area laico-socialista si costruisce nel centrosinistra. L’errore commesso da Calenda e da Renzi è di duplice natura: primo, di non avere determinato le condizioni politiche perché un’area più vasta si riconoscesse in una proposta riformista alternativa o parallela al partito democratico. Secondo, immaginare che reiterando la personalizzazione della politica si possa venire a capo di un problema che invece è strutturale della democrazia italiana dal ‘93 ad oggi”.

    Quale?

    “La mancanza di un’area laico socialista nella sinistra italiana e più in generale nella politica democratica italiana”.

    La sua candidatura porta qualche cambiamento nei rapporti tra Psi e Pd?

    “Il problema si pone in altri termini. Non è una questione personale. Il problema è che la questione socialista non è stata risolta. Il tema non è un revisionismo che rifaccia il processo alla storia, il documento che sta alla base dell’accordo politico PD-PSI a Roma e saluta come un fatto significativo la mia candidatura esplicita l’esistenza di “errori politici storici” nei rapporti a sinistra. Questo lo considero un piccolo passo in avanti verso un necessario revisionismo.

    E quindi quale?

    “Accogliere quello che è l’elemento di squilibrio del centrosinistra italiano. E cioè che il Partito democratico nella sua funzione evocativa ha esaurito la sua ragione d’essere che era quella, in un sistema bipolare, di raccogliere tutti i progressisti. Di fronte a un partito che naviga attorno al 19-20% è chiaro che siamo di fronte a un fallimento su questo versante”.

    Parliamo di Roma.

    “È evidente il fallimento dell’amministrazione uscente. Serve il ritorno nella capitale di una leadership che rappresenti la vocazione europea, internazionale e mediterranea di questa città che può essere garantita solo da candidati che hanno in sé questa caratteristica. Non serve la personalizzazione della politica, come fa Calenda. Un errore che ricorda molti uomini politici di questi anni cioè la personalizzazione intesa come assorbimento del pluralismo della democrazia e delle opinioni. Una cosa vorrei aggiungere…”

    Prego…

    “Ho insistito affinché si inserisse nel programma la riforma, la revisione e la riqualificazione della normativa su Roma Capitale. Roma deve sciogliere il nodo delle contraddizioni che sono emerse con la fine delle Province; con l’applicazione dell’area metropolitana siamo ancora a lettera morta. Roma non è capitale metropolitana, non è capitale di provincia e non gode degli stessi vantaggi di cui potrebbe godere una città-regione. È incardinato un ddl molto importante a cui va collegato lo spirito della legge di Roma capitale dove Roma si svincolava rispetto al resto del Paese. Questo per rafforzarne il ruolo e non per separala dal resto del Paese”.

    Esiste per Roma un pericolo sovranista rappresentato dalla destra di Meloni e Salvini?

    “La destra, candidando una figura spenta, sembra abbia rinunciato alla leadership della città. In realtà essendo una propaggine reazionaria e conservatrice del populismo, la nuova destra della Meloni, sviluppa esattamente le stesse contraddizioni del populismo dei 5 Stelle. La raccolta del consenso è una cosa, ma capitalizzarlo per costruire un progetto di società è un’altra. Soprattutto se non si ha il progetto. Si limitano a una elencazione di problemi e allo stuzzicare i sentimenti più retrivi di un popolo che ha sofferto prima per la crisi economica e poi con il covid ha subìto un contraccolpo durissimo”.

    Daniele Piccinin

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