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Cave. Lo scempio per chi vive a Villalba di Guidonia

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Cave. Lo scempio per chi vive a Villalba di Guidonia – La tutela dei lavoratori è sacrosanta, ma non mettendo a rischio la popolazione, lavoratori compresi –

Disarmante e anche piuttosto provocatorio che il PD della provincia di Roma e di Guidonia Montecelio, ancora a sostegno dei sindacati del settore estrattivo delle Cave di Guidonia, indichi, nel suo recentissimo roboante comunicato, lo “scempio” dei lavoratori, a loro vedere prossimi al licenziamento, ai quali non viene consentito di continuare a scavare (per la revoca, da parte del Comune di Guidonia, delle concessioni delle Cave), senza peraltro assolutamente menzionare, questo sì un vero e proprio scempio, il pericoloso fatto che il far proseguire in loco negli scavi gli stessi lavoratori, continua a creare frane e smottamenti dei terreni adiacenti alle Cave, con gravi pericoli per l’incolumità di case ed abitanti in prossimità degli scavi.

La tutela dei lavoratori è sacrosanta.

Ma non quando viene sbandierata, senza ragione e per di più strumentalmente, da partiti amici, solo per supportare azioni e manifestazioni intimidatorie, di tipo puramente lobbistico, contro l’Amministrazione del Comune di competenza, amministrazione rea solo del rispetto della legge e dell’ambiente, dopo un trentennio di lassismo e di poco esaltante illegalità.

Quanto accaduto recentemente per il Ponte Morandi di Genova, evidentemente, non ha ancora insegnato nulla a politica e ad amministratori compiacenti.

E proprio con queste prese di posizione politiche e con le recenti manifestazioni di piazza, supportate ancora da partiti, si creano i presupposti di terribili prove tecniche perché si bissi il disastro già avvenuto a Genova.  Questa volta, però, a Guidonia, ma se avvenisse di proporzioni di gran lunga maggiori.

Legittimo chiedersi: si sentono Pd e Sindacati di lavoratori ed imprenditori di assumersi una tale pesante responsabilità in caso di crolli e vittime, a causa della incombente subsidenza a Villalba di Guidonia, denunciata a chiare lettere da tempo da tecnici ed esperti?

La follia politica e gli interessi di parte, purtroppo, rendono ciechi.

Ma la speranza di migliorare in questo sfortunato paese, però, è l’ultima a morire.

Ma veniamo ai fatti e spighiamo in concreto quanto sta accadendo.

Le operazioni di scavo per l’estrazione del travertino, nella zona di Guidonia, affidate agli imprenditori locali, mediante concessioni rilasciate dalla regione Lazio e prolungate alla scadenza dalle amministrazioni comunali di competenza (Comune di Guidonia), hanno creato, per il mancato rispetto, da parte degli imprenditori estrattivi, di obblighi contrattuali e legge, una mostruosa voragine di 120 milioni di metri cubi, su una superficie di 400 ettari, profonda 30 metri.

A fronte di questo disastro ambientale, creato per opportunismo economico dal settore imprenditoriale estrattivo, la nuova Amministrazione del Comune di Guidonia, a prescindere dalla sua collocazione politica e dalle sue idee riformiste, facendosi carico delle apprensioni su crolli e smottamenti del terreno, verificatisi già nel 2002 ed anche in minima parte recentemente, degli abitanti di Villalba di Guidonia, cittadina prospiciente gli scavi, ha opportunamente preteso il rispetto dei vincoli contrattuali previsti per il rilascio delle licenze di concessione estrattive, che prevedono a fronte degli scavi il loro completo riempimento.

Ma come riempire una voragine di queste mostruose dimensioni?

L’Amministrazione comunale, anche per dissociarsi da responsabilità burocratiche passate e da possibili accadimenti futuri, ha preteso,  a nostro avviso razionalmente, che gli imprenditori si assumessero le loro responsabilità e facessero fronte ai propri impegni contrattuali, presentando un piano di riempimento per gli scavi di competenza da loro effettuati, con il completo utilizzo di tutta la forza lavoro impiegata per le estrazioni.

Essendo stati considerati i piani del cosiddetto “ritombamento” risibili ed inattuabili, la dirigenza del Comune di Guidonia, a seguito del mancato rispetto delle clausole contrattuali nel rilascio della concessione, ha provveduto a deliberare la sua espressa revoca.

Da quel momento, da parte della potente lobby degli scavatori, da forze politiche e sindacati, manifestazioni di piazza intimidatorie (preannunciate con comunicati anche per oggi; con Sindaco e Dirigenti scortati addirittura dalle Forze dell’Ordine!) e pressioni di tutti i tipi nei confronti degli uffici comunali, colpevoli della tardiva applicazione della normativa,  caduta da trent’anni in disuso.

Tralasciando ogni commento sull’accaduto, ci preme sottolineare l’importante precedente, realizzato dall’Amministrazione di Guidonia, per una rinnovata regolarizzazione dell’intero settore estrattivo italiano delle Cave e per il recupero ambientale e paesaggistico in tutta Italia.

Legambiente, nel suo “Rapporto Cave 2017”, evidenzia per il settore oltre 3 miliardi di euro di fatturato, 4.700 cave attive e 14 mila abbandonate.

Indica, inoltre, canoni di concessione estrattiva irrisori e addirittura in Valle D’Aosta, Basilicata, Sardegna nessun pagamento di canone.

Segnala ancora, a fronte del boom di export nei materiali lapidei, come per l’adozione di nuove tecnologie di scavo vi sia sempre  meno lavoro in Italia nello specifico settore.

Come non pensare allora ad una nuova, profonda e radicale innovazione nel settore?

A tale proposito, riportiamo una dichiarazione del Sindaco di Guidonia, Barbet: “Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ci saranno nuovi provvedimenti, alcuni positivi per il settore, con la possibilità di continuare l’attività estrattiva, soprattutto per le aziende che sono risultate in regola. Altri, invece, negativi verso quegli imprenditori che non hanno fatto quanto previsto quando gli è stata rilasciata l’autorizzazione a cavare. Purtroppo è sempre difficile riuscire a far rispettare le regole in quei settori dove non lo sono mai state, dove la politica ha sempre evitato di entrare per pura e miope convenienza.

E se a pagare le spese di questo è la parte più debole del sistema, vuol dire che la politica negli anni ha fallito la sua missione di corretta gestione del territorio e di protezione dei propri cittadini.

Il mio impegno, vi assicuro, continuerà senza interruzioni per tutelare e dare futuro ai lavoratori e al settore estrattivo”.

A Guidonia, lodevolmente, si tenta già di iniziare.

Pier Francesco Corso

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