Cgil-Cisl-Uil: al Nomentana Hospital 250 in cassa integrazione

Roma – “Vogliamo stigmatizzare il comportamento dell’amministrazione del Nomentana Hospital in relazione alla nota datata 28 ottobre 2020, con la quale si determina il ricorso alla Fis (la cassa integrazione di settore) per 250 lavoratori della stessa struttura in seguito alla chiusura di reparti ed attivita’ a causa dell’emergenza Covid 19”. E’ questo e’ il grido di allarme che i responsabili della Sanita’ Privata di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio, hanno raccolto dai responsabili aziendali della struttura di Fonte Nuova in provincia di Roma.

“Dopo la terribile esperienza della prima ondata- proseguono i sindacalisti- in cui non si era oggettivamente preparati ad un’emergenza di tale portata, che presso il Nomentana Hospital ha portato all’istituzione della zona rossa in virtu’ del picco di contagi tra utenti e personale, non riteniamo possibile che ci siano ancora tali mancanze organizzative e gestionali, soprattutto per cio’ che concerne i lavoratori”.

“Da rilevare inoltre l’eccessivo ricorso alle ferie forzate, anche non maturate in alcuni casi, e alla Fis per un numero tanto elevato di operatori (senza tener conto del fatto che nei reparti accreditati sono presenti ancora lavoratori con partita Iva, a tempo determinato e personale appartenente a cooperative) non rappresenta una soluzione plausibile in un momento storico come questo, in cui la carenza di personale sanitario e l’urgenza dello stato attuale della pandemia stanno portando al collasso dei pronto soccorso, dei reparti di diversi ospedali e soprattutto stanno riducendo ai minimi termini le energie del personale sanitario, che continua a lottare in prima linea nonostante tutto”, sottolineano ancora i responsabili di Cgil Cisl e Uil.

“Non e’ pensabile che con l’anticipo del 90% del budget erogato dalla Regione Lazio, il Nomentana Hospital si lavi le mani rispetto alla situazione attuale, mettendo a repentaglio il futuro di 250 lavoratori e senza contribuire alla gravissima emergenza sanitaria in atto- concludono- Pertanto proclamiamo lo stato di agitazione di tutto il personale e nel contempo chiediamo a Regione Lazio e ASL Roma 5 di intervenire subito a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori della struttura sanitaria al fine di scongiurare una vera catastrofe sociale”.