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Cgil Roma Centro: “Affidare la gestione del Colosseo ad un privato”

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«Come al solito ci si accorge delle politiche sbagliate solo quando accade una tragedia, questa volta fortunatamente solo simulata attraverso uno scherzo; uno scherzo a cui si è voluto dare un risalto mediatico. Lo stesso risalto che è mancato in occasione della rapina alla biglietteria del foro romano lo scorso mese di luglio, del suicidio a Palazzo Massimo.Nelle ultime ore emerge addirittura la proposta di affidare la gestione della vigilanza all’esercito, prendendo a riferimento l’Iran. Proposta comprensibile solo in un quadro di emergenze continue, con un paese che anche dal punto di vista economico si dirige sempre di più verso le aree maggiormente depresse del mediterraneo». Così in una nota Ugo Gallo, della segreteria Cgil Roma Centro. «Il problema vero però, per quanto riguarda il Colosseo, non sono i metal detector né tanto meno le telecamere, ma provare ad elaborare, progettare e praticare una politica sul bene culturale e la sua fruizione – aggiunge – Se partissimo da questo punto potremmo evitare la rincorsa di dichiarazioni fatte solo per avere uno spazio di visibilità; potremmo ragionare senza retro pensieri: ad esempio quello che tanto clamore contro i ‘custodi’ (guarda caso si tende sempre a scaricare le colpe in basso) serve solo a privatizzare il Colosseo, cioè affidare la gestione ad un privato che incassa gli introiti dei biglietti secondo il vecchio metodo di pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti». «La Fp Cgil pensa che da subito occorrono alcuni provvedimenti – sostiene il sindacalista – Il ministero deve avviare politiche occupazionali, per eliminare le tante e varie tipologie di lavoro (o aspirante tale) che anche utilizzando l’emergenza produce frammentazione, sfruttamento, deresponsabilizzazione, con evidenti interessi privati; definire il bene culturale come bene comune, per affermare la centralità della gestione pubblica senza bisogno di ricorrere a convenzioni con soggetti o associazioni che fanno riferimento alla protezione civile (quella dei grandi eventi?); restituire la Soprintendenza Archeologica, da cui il Colosseo dipende, ad una gestione ordinaria, cioè smetterla con la politica del commissariamento che causa solo confusione, dotando la Soprintendenza di vera autonomia ed un apparato amministrativo che funzioni; dotare l’area archeologica centrale di un sistema di telecamere sugli spazi aperti la cui responsabilità faccia capo ad un unico soggetto (oggi è diviso tra comune e ministero) messo in rete con l’autorità giudiziaria, di pubblica sicurezza, vigili del fuoco, 118 ecc…, aumentare il numero di custodi per controllare i tanti anfratti tipici di un’area archeologica nel caso del Colosseo almeno 25 a turno (oggi sono 7)». «In sostanza il vero scoop non è il presunto attentato al Colosseo, ma l’evidente fallimento delle politiche del Governo sul bene culturale che produce solo crolli (Pompei), disservizi e peggiora la qualità della vita lavorativa di coloro i quali quotidianamente permettono, nonostante il contratto bloccato ed uno stipendio non adeguato, l’apertura e la fruizione del Colosseo a milioni di visitatori», conclude. (omniroma.it)

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