Cobas NCC: “Migliaia di famiglie sul lastrico nell’indifferenza di Governo, Regione e Comune”

Roma – Il Cobas NCC RomaPro lancia l’allarme relativo alla situazione degli NCC (noleggio con conducente), le cui famiglie si trovano ad affrontare una situazione di estrema difficoltà economica.

 

«Nel mese di marzo 2020 l’effetto COVID-19 ha determinato un crollo verticale della domanda di mobilità pubblica attraverso gli NCC (-100%) e delle prenotazioni a corto, medio e lungo termine (-90%)» afferma Giuseppe Fronda dei Cobas NCC RomaPro

«Le entrate sono praticamente azzerate mentre le spese fisse rimangono invariate: leasing o finanziamenti, affitto delle rimesse, Contributi INPS, INAIL e pagamento del l’IRPEF».

«Mentre altri comparti possono sperare in una imminente ripresa delle attività, il nostro settore rimarrà completamente fermo per molti mesi in quanto strettamente legato al turismo internazionale e allo svolgimento di eventi congressuali. Per noi una “Fase 2” non ci sarà», continua preoccupato il rappresentante sindacale.

«Servono interventi immediati per evitare la chiusura di centinaia di attività NCC nel solo territorio del Comune di Roma, con le conseguenti disastrose ricadute sociali sul territorio. Chiediamo la sospensione del versamento dei contributi INPS con la copertura di quelli figurativi e l’esenzione IRPEF per almeno 2 anni».

«Ma non vogliamo solo mero assistenzialismo, vogliamo riprendere l’attività il prima possibile anche con una ricollocazione lavorativa temporanea della categoria durante la cosiddetta “Fase 2”, ad es. con il supporto della media e grande distribuzione in difficoltà per le consegne a domicilio o con il nostro sostegno al Trasporto Pubblico Locale».

«Nel medio periodo è necessario legare l’attività degli NCC al Turism e farla rientrare nelle politiche economiche a sostegno di questo settore, ridiscutere il sistema della mobilità del Comune di Roma in relazione ad una inevitabile nuova organizzazione della vita lavorativa, del turismo di quei settori che dovranno ripensare i loro modelli produttivi.» conclude Giuseppe Fronda dei Cobas.