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Il colpo di calore di Salvini

Non è chiaro quale sia il calcolo di Salvini in queste ore, ma sembra un calcolo senza l’Oste. L’Oste sta a Bruxelles e il conto si chiama “legge di bilancio”: qualcuno deve intestarsela e chiunque sia avrà due scelte di fronte, portare l’Italia fuori dall’euro o rassegnarsi ad una manovra di finanza pubblica sostanzialmente restrittiva. Tutto il cinismo e il populismo del mondo non possono consentire a Salvini di eludere quel che, sino ad oggi, ha sostanzialmente eluso: prendere decisioni.

E’ pronta la Lega ad una svolta autoritaria sostenuta da una eventuale autosufficienza parlamentare per imprimere alla Repubblica una revisione costituzionale in salsa ungherese, magari con la Meloni a fare da attendente al soglio? E’ pronta la Lega ad assumersi la responsabilità storica di esporre la finanza pubblica italiana e tutte le risorse che inietta quotidianamente nel sistema economico ad una deriva Turca?

Anche Erdogan, dopo anni di consenso maggioritario, ha perso Instanbul quando la banca nazionale turca ha dovuto mettere carbone nel fuoco dell’inflazione della lira che si è mangiato fette sempre più ampie del nuovo benessere ottomano. E la Turchia è un’economia in crescita da anni, mentre l’Italia, dopo anni di recessione, ha prodotto aumenti di PIL da prefisso telefonico per poi ripiombare subito nella stagnazione tendente alla recessione.

Salvini può certamente aspirare al potere – ad oggi capitalizzerebbe un consenso sufficiente ad una coalizione di maggioranza con il solo partito della Meloni – ma poi dovrebbe governare l’Italia, cosa che non sarebbe assolutamente in grado di fare, portando il paese alla crisi economico-sociale e, più prosaicamente, alla crisi di liquidità in pochi mesi.

Ricordo che la spesa pubblica italiana (circa 880 miliardi l’anno) è finanziata a debito per 1/3 e paga un interesse – a tassi vigenti – pari al 9% della spesa stessa (circa 70 miliardi l’anno). In altre parole, la quota di risorse prodotte dal debito è essenziale per mandare avanti la baracca e quindi si può ben affermare che il bilancio della Repubblica stia “con il viso al caldo e il culo al freddo”. E’ utile anche un’altra informazione: l’80% della spesa pubblica è rigida e incomprimibile (sanità, pensioni, prestazioni sociali, stipendi pubblici). Perciò, a un certo punto, Salvini dovrà andare a cercare le risorse proprio lì, tagliando sanità, pensioni e stipendi il che, nella logica del rapporto disintermediato fra “padre della patria “e “cittadino suddito”, è proprio quello che fa saltare il banco. Se l’equazione piccolo borghese del “io ti voto e tu non tocchi i miei interessi particolari” salta, l’incendio salviniano potrebbe rapidamente ridursi alle ceneri, non però dopo aver bruciato e incenerito ancora di più il già molto logoro assetto sociale ed economico della collettività nazionale.

Certo il momento è quello di massima debolezza di tutti gli altri: il PD arranca, Berlusconi fa i conti con gli scissionisti di Toti, i grillini esistono in Parlamento, ma come consenso nel paese sono in fase di evaporazione. Però Salvini deve fare i conti anche con il Quirinale i cui poteri tendono ad espandersi proprio nella gestione delle crisi parlamentari. Ad oggi, tuttavia, la crisi esiste solo nelle dichiarazioni di Salvini: è una crisi virtuale, una crisi “selfie”. Perché diventi una crisi parlamentare serve un voto di sfiducia in Parlamento nel quale il primo partito resta il M5S e le opposizioni di centro-destra e centro-sinistra non è detto che, a parte le dichiarazioni, siano così inclini alle urne. La soluzione potrebbe essere un governo di scopo che faccia la legge di bilancio in modo eminentemente compilativo e porti il Paese alle elezioni ad inizio 2020. Ciò consentirebbe di far decantare la situazione e darebbe a Salvini qualche mese di opposizione di facciata, limitando l’erosione del consenso che tocca, immancabilmente, chi sostiene questo tipo di governo.

Il primo passaggio però – portare la crisi in Parlamento – potrebbe richiedere alcune settimane e, fino a quel momento, ci sono un Governo in carica ed un Parlamento funzionante. Nonostante tutto, in questo paese non si sfiducia un Governo con i comizi in spiaggia o, almeno, non ancora.

 

CB