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Concerto primo maggio, artisti firmano delibera per non parlare del referendum

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foto annamaria marziano

Ieri la Rai ha fatto firmare agli artisti del concertone una liberatoria per non farli parlare dei referendum. È una grave illegalità non permettere di esprimere la propria opinione sui referendum. Chi viola la par condicio è proprio la tv di Stato. È curioso che si applichi solo la parte proibitiva del regolamento – peraltro non ancora approvato – ignorando il dovere di informazione sui temi referendari». Lo scrive sul suo profilo Facebook il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

«È stata una censura da regime cinese quella che ieri ha proibito agli artisti di esprimere una propria opinione durante il Concerto del 1 maggio. Appellarsi al rispetto della par condicio per negare la possibilità di parlare di acqua o di referendum è francamente risibile, a meno che non si voglia considerare Gino Paoli o il maestro Morricone degli esponenti politici e il palco di San Giovanni la tribuna politica di Jader Jacobelli». Lo affermano i senatori del Pd Vincenzo Vita, Francesco Ferrante e Roberto Della Seta. «Unanimemente – continuano gli esponenti del PD – ci si stupisce, e giustamente si disapprova, quando dalla Cina giunge la notizia che una rockstar non ha potuto cantare una propria canzone perchè censurato dal regime, e analoga disapprovazione è dovuta quando nel nostro Paese si vieta ad un cantante, che è prima di tutto un cittadino, di esprimere un proprio pensiero civico. Oltretutto nessun regolamento della Commissione di Vigilanza è stato emanato fino ad ora, dunque ieri si è deliberatamente messo il silenziatore ai referendum». «È molto grave – concludono i senatori del PD – che da una parte non sia ancora stato approvato il regolamento che governa l’informazione per i referendum e dall’altra, che ci si approfitti di questa colpevole mancanza per sottrarre libertà di informazione ai cittadini».

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