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Cuba, per 9 giorni vietato dire buon giorno

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fidel-castro-e-donald-trumpA fronte dell’opportunistico consenso generale nei  confronti di Donald Trump, confessiamo la nostra profonda indifferenza per il neo eletto Presidente degli Stati Uniti d’America.

Proprio per questo motivo, senza tema di cadere nella più bieca piaggeria, ormai purtroppo routinaria ovunque, sentiamo l’esigenza di riconoscergli, con lealtà e chiarezza, un rilevante merito. In concreto, ci riferiamo alla sua dura e recentissima dichiarazione, nei confronti di Cuba e di Fidel Castro, dichiarazione con la quale, con un rinnovato scatto d’orgoglio, ha consentito al suo Paese, in un sol colpo, di recuperare, a livello quasi planetario, l’opacizzata immagine di genuflessione ai “desiderata” del dittatoriale governo dell’Isola caraibica, manifestatasi in occasione della recente visita del suo predecessore Obama.

Questa la sua dichiarazione:  “Se il governo cubano non è disposto a trovare condizioni migliori, io (l’accordo con Obama) non lo porterò a termine”.

In ogni caso, mai, nel passato, un presidente della nazione più potente del mondo era stato trattato con tanta sufficienza e superbia, come vergognosamente avvenuto nella  visita  di Obama  a Cuba.

Comprensibile che a riceverlo all’arrivo dell’Air Force One presidenziale non ci fosse il malato Fidel, ma irragionevole, anzi molto offensiva, per non dire volgare e sin troppo altezzosa, l’assenza del fratello Raul Castro alla scaletta dell’aereo.

Ma alla grave scortesia, già effettuata in tale circostanza, è impossibile che agli attenti commentatori, che seguivano la visita di Obama, siano sfuggiti, sempre in tale occasione, altri accadimenti emblematici del dissacrante e provocatorio comportamento del regime cubano della odiata Ditta dei fratelli Castro.

Agli altri presidenti dei paesi del Centro-Sud America, Fidel Castro, pur con la sua grave malattia, aveva riservato loro un incontro di cortesia nella sua residenza privata, per dare loro il benvenuto, unitamente al fratello Raul ed ai notabili del governo dell’Isola. Nel caso di Obama, invece, gli è stato riservato un trattamento snobistico di tutto riguardo, senza alcun incontro di pur falsa cortesia. Con l’aggravante ulteriore, a tale scortesia, della pubblicazione sul quotidiano cartaceo “Granma” (Organo ufficiale d’informazione del Partito Comunista Cubano), disdicevolmente proprio durante il periodo della permanenza di Obama a Cuba, a firma dello stesso Fidel, di aggressivi e deliranti articoli contro l’imperialismo Usa.

Incomprensibile, infine, a fronte di una dichiarata, rinnovata apertura di migliori rapporti tra i due paesi, finalizzati alla possibile fine dell’Embargo, da parte degli Usa, la mancata richiesta negoziale, da parte di Obama e del suo Paese, di adeguate controprestazioni in favore del riconoscimento di nuovi diritti umani per il popolo cubano, per i suoi dissidenti e per i tanti esuli cubani all’estero, in esilio volontario o forzato dal regime.

Ma tant’è.

Tutto è stato possibile al regime cubano in passato e, purtroppo, continua ad esserlo nell’attuale dopo Fidel, contro tutto e tutti.

Prova ne sia, pur non trattandosi di cosa di enorme rilievo, la recente decisione, adottata dal governo cubano, di indire per legge 9 giorni di lutto in tutto il Paese, nei quali si penalizzeranno pesantemente le economie dei tanti turisti giunti nell’Isola, costretti a rimanere in albergo senza poter far nulla per oltre una settimana.

Se si annoieranno, potranno sempre divertirsi a guardare i pochi canali televisivi statali (due o tre), visibili per disgrazia anche sugli schermi degli alberghi, scommettendo al riguardo e controllando se gli annunciatori tv ubbidiranno all’imperativo diktat del governo Raul, di non esordire con un “buon giorno” o di non chiudere con un “buona sera” o un “buona notte”, per rendere omaggio alla morte del vecchio guerrigliero.

Pier Francesco Corso

 

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